Sul tavolo anche contributi d’investimento per le nuove grandi centrali
Sul tavolo anche contributi d’investimento per le nuove grandi centrali (keystone e ©Ti-Press/Samuel Golay)

Al voto sul futuro dell'energia

Il prossimo 21 maggio si vota sulla revisione totale della legge federale

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La nuova legge sull’energia sarà al centro della votazione federale in programma il prossimo 21 maggio. Il testo, approvato dal Parlamento in via definitiva nel 2016, segna l’avvio dell’attuazione della Strategia energetica 2050. Essa si prefigge di assicurare alla Svizzera gli approvvigionamenti d’energia in un contesto ormai caratterizzato, a livello globale, da sensibili trasformazioni già in atto. La normativa sottoposta agli elettori comprende una prima serie di misure legate all’aumento dell’efficienza energetica, alla promozione delle fonti rinnovabili e alla progressiva uscita dal nucleare decisa dal Governo, nel 2011, a seguito della catastrofe di Fukushima.

I capisaldi della Strategia energetica 2050
I capisaldi della Strategia energetica 2050 (DATEC)

Sul piano dell’efficienza energetica, un primo ambito d’intervento è rappresentato dal parco immobiliare, a cui è attualmente legato il consumo di più del 40% dell’energia impiegata in Svizzera. La nuova legge prolunga quel “Programma edifici”, finanziato dalla Confederazione e dai cantoni, che è in vigore dal 2010 e che ha l’obiettivo di incoraggiare le misure di risanamento energetico degli immobili. Vengono inoltre estesi i margini di deduzione fiscale per i relativi costi.

Riduzione delle emissioni da parte delle automobili: un altro elemento di rilievo della revisione di legge
Riduzione delle emissioni da parte delle automobili: un altro elemento di rilievo della revisione di legge (tipress)

Per quanto invece attiene alle automobili nuove, la normativa impone dal 2021 una riduzione delle emissioni medie di CO2 in una misura di circa un quarto rispetto ai valori attuali. Riduzioni dei consumi d’energia, attraverso prescrizioni tecniche, sono infine previste per gli apparecchi elettrici. Le aziende, peraltro, potranno anche beneficiare di incentivi volti alla sostituzione di dispositivi e impianti inefficienti.

La nuova normativa punta al potenziamento delle fonti rinnovabili indigene, come l'energia solare e quella eolica
La nuova normativa punta al potenziamento delle fonti rinnovabili indigene, come l'energia solare e quella eolica (keystone)

Varie disposizioni concernono quindi il versante delle energie rinnovabili (idroelettrica, solare, eolica, geotermica e da biomasse), qualificato ora di interesse nazionale. La nuova normativa, anzitutto, prevede valori di riferimento per l’aumento della produzione di elettricità da queste fonti. Il sistema di rimunerazione per l’immissione di corrente in rete, introdotto 9 anni fa, proseguirà ma con tariffe periodicamente modulate in funzione delle condizioni di mercato.

Sostegno al comparto della forza idrica, nel quadro del rafforzamento delle rinnovabili
Sostegno al comparto della forza idrica, nel quadro del rafforzamento delle rinnovabili (keystone)

Nel settore idroelettrico, sono previsti contributi d’investimento per le nuove grandi centrali, come pure sostegni per gli impianti già in esercizio ma in difficoltà sul fronte della copertura dei costi di produzione. I cantoni, sul piano amministrativo, saranno chiamati a predisporre procedure di autorizzazione più celeri per gli impianti legati allo sfruttamento di energie rinnovabili.

La legge prevede un aumento del supplemento rete
La legge prevede un aumento del supplemento rete (tipress)

Le misure di promozione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica avranno carattere temporaneo, con scadenze predefinite. Quanto al finanziamento, la nuova legge prevede un aumento, da 1,5 a 2,3 centesimi per kilowattora, del supplemento rete a carico delle aziende e delle economie domestiche. Ne conseguirebbero introiti annui per quasi 480 milioni di franchi e un onere supplementare stimato in circa 40 franchi all’anno per ogni economia domestica composta da 4 persone.

Gli argomenti dei contrari

Contro la normativa due comitati hanno promosso un referendum riuscito, lo scorso gennaio, con più di 68’000 firme valide a sostegno. I contrari alla Strategia energetica difendono l’attuale assetto degli approvvigionamenti e quantificano nell’ordine di quasi 200 miliardi di franchi, per il prossimo trentennio, i costi complessivi derivanti dall’applicazione delle misure. Le prescrizioni in questione, fra imposizioni e divieti, vengono definite severe e tali da intaccare la competitività della Svizzera. 

Gli oppositori puntano il dito contro l'entità dei costi derivanti dall'applicazione della legge
Gli oppositori puntano il dito contro l'entità dei costi derivanti dall'applicazione della legge (dal sito "No alla strategia energetica")

Secondo gli sfavorevoli alla legge le nuove misure, comporterebbero in realtà, per una famiglia di 4 persone, spese per 3’200 franchi in più ogni anno: una minore disponibilità di mezzi che si tradurrebbe inevitabilmente in minori consumi e, di riflesso, in ripercussioni di peso per il commercio al dettaglio, il turismo e le imprese artigianali. I contrari, infine, sostengono che l’installazione sul territorio di ulteriori impianti eolici e fotovoltaici finirebbe per arrecare deturpazioni al paesaggio, a fronte di un limitato contributo all’approvvigionamento di elettricità.

La posizione del Governo

Il Consiglio federale, raccomandando l’adozione della nuova legge, ribadisce gli obiettivi delle nuove disposizioni: dalla riduzione della dipendenza da energie fossili importate, al potenziamento dell’innovazione in campo energetico; dall’impulso alle rinnovabili indigene, fino alla creazione di posti di lavoro. Per quanto attiene al rincaro del supplemento rete, l’Esecutivo ne sottolinea la durata limitata e giudica sostenibile l’aumento annuo di quasi 40 franchi a carico delle economie domestiche.

 

Il Governo evoca quindi tutta una serie di conseguenze legate ad un’eventuale bocciatura della nuova normativa: persistenza di consumi elevati di energie fossili, impossibilità di sostenere gli impianti idroelettrici esistenti e mancanza, dal 2030, di fondi da destinare al risanamento energetico degli immobili. Visto il preventivato spegnimento, a medio termine, delle centrali atomiche, diverrebbe inoltre inevitabile un maggiore ricorso a elettricità importata dall’UE.

ARi

Democrazia Diretta del 01.05.17 - Il dibattito moderato da Reto Ceschi e Fabio Storni

Strategia energetica 2050

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