Alla ricerca degli anticorpi nel sangue
Alla ricerca degli anticorpi nel sangue (Keystone)

Bassa immunità al coronavirus

Lo studio sui contagi nel canton Ginevra ha accertato che gli anticorpi sono presenti in meno dell'11% della popolazione

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Solo una piccola parte della popolazione ha sviluppato gli anticorpi al coronavirus anche nelle regioni più colpite dalla pandemia. Nel canton Ginevra dove si sono avuti 5'246 contagi confermati (con un'incidenza di 1'050 casi su 100'000 abitanti, la più alta a livello nazionale e una tra le più elevate a livello internazionale) a risultare positivo è meno dell'11% della popolazione.

Un mese dopo le aperture

Un mese dopo le aperture

Il Quotidiano di giovedì 11.06.2020

 

 

Il dato (leggermente superiore all'8-10% stimato in Ticino sulla base dei primi dati della ricerca epidemiologica) è stato determinato da uno dei più ampi studi epidemiologici finora realizzato per accertare la reale diffusione del SARS-CoV-2, il virus che causa il Covid-19. I risultati della ricerca condotta dall'Università e dagli ospedali di Ginevra sulla base dei test sierologici svolti su un campione rappresentativo della popolazione sono stati pubblicati venerdì dalla rivista scientifica The Lancet e possono essere considerati definitivi.

 

Il lavoro svolto nel cantone romando fornisce alcuni elementi per capire come si è sviluppata l’epidemia e il suo impatto sulle varie fasce della popolazione. Ad esempio per quanto riguarda il tanto discusso contagio tra i più giovani. Sui 123 bambini tra i 5 e i 9 anni sottoposti al test: solo uno aveva subito il contagio. Ma non solo. "I bambini sono stati esposti (il 17% di loro aveva in casa con un adulto positivo), ma non sono stati contagiati o hanno fatto la malattia in forma veramente lieve", sottolinea Silvia Stringhini, una delle responsabili della ricerca.

RG 08.00 del 12.06.20: la corrispondenza di Lucia Mottini
RG 08.00 del 12.06.20: la corrispondenza di Lucia Mottini
 

Dati interessanti emergono anche per riguardo le persone di età superiore ai 65 anni che risultano due volte meno positive rispetto agli adulti fino ai 50 anni. "Potrebbe essere un effetto dell'isolamento e quindi non sono stati in contatti con il virus, ma potrebbe anche essere un effetto dell'età. Cioè che la risposta immunitaria negli anziani sia più lieve e non rilevabile dai test".

Lo studio, accertati i dati sulla diffusione dei contagi tra la popolazione ginevrina, ora andrà avanti per accertare un aspetto determinante per stabilire le misure di lotta futura contro il coronavirus apparso alla fine del 2019 a Wuhan. Si tratta infatti di stabilire la durata di vita degli anticorpi e quanto possano davvero proteggere da un nuovo contatto con il SARS-CoV-2.

 
Diem/RG
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