Walter Stoffel
Walter Stoffel (keystone)

"Cartelli dannosi per i piccoli"

Il punto sulla concorrenza in Svizzera con l’ex presidente della Comco Walter Stoffel

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La legge ticinese sugli artigiani, il cartello nell'edilizia grigionese... ultimamente la commissione federale della concorrenza (Comco) è protagonista della cronaca. Un organo federale che lotta contro i cartelli nocivi e controlla i comportamenti abusivi delle imprese in posizione dominante. Un'autorità da non sottovalutare. Walter Stoffel (professore di diritto economico all'università di Friburgo ed ex presidente della Comco), l’impressione che la Commissione della concorrenza sia diventata più attiva negli ultimi anni è giusta o inganna?

Credo che l'impressione sia giusta dal momento che i casi sono più pubblicizzati di una volta. Ma il loro numero non è aumentato. In realtà molti casi sono la conseguenza di indagini passate, ora vengono a galla. Ad esempio l'asfaltopoli in Ticino, alla ribalta nel 2006-2007, fu il primo di questo genere, il caso tipico, anche se non ci furono sanzioni penali. Ne seguirono altri molto simili, sanzionati. E tra l'altro il caso più grande non è quello attuale nell'edilizia grigionese, ma risale a pochi anni fa ed era un cartello a Zurigo e Argovia. Semplicemente se ne parlava meno, forse perché non c'erano politici coinvolti.

Quanto è alto il rischio che la Comco venga politicamente criticata, o attaccata, se il suo lavoro è così visibile?

La Comco è una commissione che emette sentenze giuridiche, che poi vengono valutate dai tribunali. Allo stesso tempo è un'autorità che mette delle priorità, decide quali cartelli combattere in primo luogo. Dopo l'asfaltopoli in Ticino il settore dell'ediliza è finito sotto la lente. E questa fino a un certo punto è una decisione politica.

La Comco quanto è indipendente? In fondo al suo interno ha rappresentanti di economia e sindacati... giusto così?

Sulla sua composizione ci sono varie opinioni. Personalmente trovo sia giusto che i membri siano eletti dal Consiglio federale. Che economia e sindacati siano rappresentati invece non mi sembra più adeguato, bisognerebbe ripensarci.

La Svizzera una volta era nota per avere un'economia fatta di molti cartelli... le cose sono veramente cambiate?

Se guardiamo agli anni '30 e quelli dopo la guerra è vero, l'economia Svizzera era fatta di cartelli e non erano nemmeno nascosti. Solo la prima legge del '62 ha cominciato a mettere in questione alcuni punti. Alla revisione del 1985 sono seguiti i primi grandi casi, nel settore bancario e assicurativo. Con l'attuale legge sui cartelli... che ha già 20 anni... le cose sono davvero cambiate. Non voglio dire che non ci siano più cartelli, ma oggi è chiaro a tutti che gli accordi sui prezzi non vanno bene.

La pura concorrenza però può avere anche effetti negativi!

Se la concorrenza funziona i cambiamenti sono sempre graduali, mai improvvisi, e quindi sono sono meno dannosi e socialmente più sopportabili. Solo con una brusca frenata assistiamo a problemi enormi. Su un punto però le do ragione, la legge sui cartelli non basta da sola. Ci vuole una rete sociale, perché un'azienda può sempre fallire e creare disoccupazione. La politica sui cartelli da sola non basta, è solo uno degli elementi rilevanti della politica economica.

La concorrenza oggi in sempre più settori è globale. Significa che per poter sopravvivere nella concorrenza internazionale in Svizzera bisogna essere grandi, forse dominanti... e quindi avere una posizione problematica per la concorrenza interna. Una contraddizione?

Non è necessario avere una posizione dominante in Svizzera per essere concorrenziali a livello mondiale. Prenda Roche, Novartis, Nestlé... sono leader globali, ma la loro quota di mercato in Svizzera non è particolarmente elevata. E mi permetta di aggiungere una cosa: spesso si dice che i cartelli aiutino le piccole medie imprese. Beh, non è vero, vengono piuttosto indebolite. Le spiego il perché: un cartello vuol dire prezzi più elevati, di conseguenza le aziende più grandi hanno maggiori margini di guadagno, e quando c'è una crisi acquistano le piccole. È sempre così, ci sono esempi, pensi al mercato svizzero della birra. Funzionava bene, ma c'era un cartello, e alla fine è rimasta solo Feldschlösschen, che poi è finita in mani straniere.

La legge sui cartelli, secondo lei è sufficientemente aggiornata?

Oramai ha già 20 anni. La pecca maggiore riguarda le procedure, che sono ancora molto lunghe. Qui il Parlamento dovrebbe intervenire. E poi c'è il problema dei risarcimenti. In Svizzera per le parti civili è difficile ottenere indennizzi, perché danneggiati da un cartello. Molto più difficile che in altri paesi europei. E questo non è giusto.

Alan Crameri

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