Chiusura scuole "ultima ratio"

Coronavirus: uno studio del Poli di Zurigo indica che questa misura ha un impatto sui contagi, ma chi si occupa di istruzione ne ricorda le criticità

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La chiusura degli istituti scolastici in primavera ha considerevolmente ridotto la mobilità della popolazione, riducendo la propagazione del coronavirus. Lo sostiene una ricerca, che non è ancora stata oggetto di valutazione tra pari, del Politecnico federale di Zurigo. Si riapre così il dibattito sulla questione scuole.

Gli scienziati hanno esaminato 1,5 miliardi di microspostamenti della popolazione svizzera tra il 10 febbraio e il 26 aprile, prendendo anche in considerazione i cambiamenti di codice postale. Lo studio si è basato sui dati anonimizzati forniti dagli operatori telefonici elvetici. Gli autori hanno stabilito che la chiusura delle scuole a metà marzo ha portato a un calo della mobilità del 21,6% nel periodo in considerazione. Assieme al divieto di riunioni con più di 5 persone (-24,9%) e alla chiusura di ristoranti e bar (-22,3%) si tratta di una delle misure più efficaci per ridurre gli spostamenti. Questi ultimi vengono considerati uno dei principali fattori di propagazione del virus. Un cambio di paradigma, dunque, rispetto a quanto sostenuto finora da diversi studi, che non ritenevano le scuole un motore della pandemia.

 

Il consigliere di Stato Manuele Bertoli, intervistato al TG sulla questione, sembra però mettere il focus su un altro aspetto: "Chiudere le scuole vuol dire toccare i giovani. Oggi il problema è dato dalla mobilità di persone piuttosto anziane, che sono quelle che vanno all'ospedale e che rischiano davvero con questo covid. Bisognerebbe intervenire lì, se si parla di mobilità". Secondo il direttore del DECS, le quarantene di classe imposte durate l'anno non hanno creato troppi inghippi: "Le assenze sono state un po' superiori al normale, ma inferiori rispetto a quello che succede nei picchi d'influenza normale, per cui assolutamente gestibili. Non abbiamo avuto problemi di supplenze gravi e quindi questo tema non gioca a favore di una chiusura delle scuole".

Bertoli chiude infine alla possibilità di un trattamento differente tra scuole dell'obbligo e post obbligatorie: "Senza la chiusura delle attività produttive e la possibilità di restare a casa per i genitori, è impossibile chiudere le scuole dell'obbligo. Si creerebbe il caos. Per il post-obbligo il problema è il buco formativo. Prima di crearlo, bisogna capire se non è meglio intervenire sulla mobilità delle persone che rischiano davvero di intasare gli ospedali e le cure intense, facendo del male a loro stessi".

"Molti allievi non hanno imparato nulla"

Dello stesso avviso è anche la presidente dell'associazione degli insegnanti svizzeri, Dagmar Rösler: "Quando si chiudono delle attività è logico che la mobilità si riduce, ma da questo presupposto non si può arrivare subito alla conclusione che la chiusura delle scuole sia una priorità. Chiudere le scuole deve essere l'ultima misura che si deve prendere". Chiudere, secondo la rappresentante degli insegnati, crea infatti troppi problemi all'apprendimento: "Durante il lockdown primaverile un terzo degli allievi non ha imparato praticamente nulla per settimane, perché erano soli a casa o perché mancava l'infrastruttura e questo ci preoccupa seriamente. Durante il lockdown tutti si sono resi conto dell'importanza del ruolo degli insegnati. Per questo mi chiedo se non sia il caso di inserire anche loro fra chi ha accesso prioritario al vaccino".

FD/TG/ATS
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