I Luanda-leaks sconfinano in Svizzera

I milioni della famiglia dell’ex presidente angolano, rivela un'inchiesta giornalistica, sarebbero stati riciclati a Zugo e Ginevra

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I Luanda leaks sono l’ultima rivelazione del Consorzio internazionale di giornalismo d’investigazione (ICIJ). Al centro dell’inchiesta, la famiglia dell’ex presidente dell’Angola che avrebbe sottratto alle casse pubbliche del paese oltre un miliardo di dollari.

E alcuni milioni sarebbero transitati anche tra Zugo e Ginevra, secondo gli oltre 70'000 i file analizzati dal consorzio ICIJ. L'addentellato elvetico è solo una virgola, ma l'operazione coinvolge direttamente la figlia dell’ex presidente José Eduardo dos Santos che per 38 anni sino al 2017 è stato alla testa del Paese africano.

Lei è Isabel dos Santos, secondo molti la donna più ricca d’Africa che con suo marito ha speso qualcosa come 140 milioni per rilanciare il marchio “de Grisogono”, gioielliera con sede a Ginevra fondata da Fawaz Grousi, italo-svizzero di origini siriane. Era suo il diamante venduto all’asta più grande al mondo: per ben 33 milioni di franchi.

Nel 2012 la sua azienda stava fallendo nonostante la fama e il salvataggio è arrivato dall’Angola. A supervisionare l’operazione è stato un ex politico zughese, ora avvocato d'affari. La famiglia dos Santos, tramite una società intestata al marito, avrebbe acquisito il 50% della gioielleria tramite una holding di Zugo. Un’operazione sospetta spiega Sylvain Besson, uno dei giornalisti di Tamedia membro del consorzio che ha svelato l'affare.

“Il caso mostra un intreccio poco chiaro tra interesse privato e pubblico. La famiglia dell’ex presidente angolano ha pensato che il proprio interesse e le proprie idee dovessero essere sovvenzionate dal popolo e dai soldi del paese”, spiega Besson.

L’avvocato si è difeso sulla stampa d’Oltralpe dicendo di non sapere niente della provenienza illecita dei soldi. Isabel dos Santos invece si è difesa accusando i nuovi leader del paese di aver dato i file al consorzio ICIJ, che smentisce.

“Questa fuga di dati non è colpa del nuovo governo angolano, - spiega Besson - ma di un privato cittadino, un whistleblower, che ha dato i file alla stampa senza essere mosso da motivi politici.”

Fawaz Grouzi, andato in pensione l’anno scorso, invece non si esprime sulla vicenda.

Isabel dos Santos avrebbe dovuto essere al WEF, ma ha annullato la visita dopo le inchieste penali in cui è coinvolta nel suo paese.

Mattia Pacella
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