Alcune infermiere dell'Ospedale universitario di Ginevra, qui riprese lo scorso marzo durante la fase più problematica dell'emergenza coronavirus
Alcune infermiere dell'Ospedale universitario di Ginevra, qui riprese lo scorso marzo durante la fase più problematica dell'emergenza coronavirus (keystone)

Infermieri, gli applausi non bastano

I lavoratori chiedono migliori condizioni di lavoro. La questione approda mercoledì agli Stati - La storia della professione nella Confederazione

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Lodati e applauditi durante la crisi, gli infermieri svizzeri vogliono ora migliori condizioni di lavoro. La questione approda domani, mercoledì, in parlamento.

Gli applausi di queste ultime settimane fanno bene al morale, sono un gesto importante di riconoscimento, ma non bastano. A dirlo l'associazione Svizzera degli infermieri e delle infermiere, che ha lanciato anche l'iniziativa "Per cure infermieristiche forti", un'iniziativa che rivendica un miglioramento dei salari, un potenziamento della formazione, condizioni migliori di lavoro e anche più responsabilità per questa professione così impegnativa, ma sempre meno attrattiva.

Quasi la metà degli infermieri e delle infermiere abbandona il lavoro proprio a causa del troppo stress e se da qui al 2030 non se ne formano a sufficienza ne mancheranno 65'000. La politica e il Parlamento lo sa. Mercoledì il Consiglio degli Stati discuterà un controprogetto all'iniziativa. Un controprogetto che è migliore di quello proposto dal Nazionale, ma non sufficiente secondo l'associazione degli infermieri e delle infermiere.

Il dossier agli Stati

Gli Stati prenderanno in esame una proposta della loro commissione della sicurezza sociale e della sanità (CSSS-S), che rappresenta un controprogetto indiretto all'iniziativa popolare "Per cure infermieristiche forti", depositata nel 2017 con più di 114'000 firme valide a sostegno.

Il progetto commissionale punta ad una revisione delle basi legali in materia in funzione di 4 obiettivi: la formazione, l'impiego e il mantenimento nel ramo professionale di personale sufficiente per assicurare la qualità delle cure e la sicurezza dei pazienti; l'individuazione di ambiti d'intervento nei quali il personale infermieristico operi sotto la propria responsabilità, un'adeguata rimunerazione delle prestazioni e un appropriato finanziamento della formazione e del perfezionamento professionale.

La storia della professione in Svizzera

All'inizio la vocazione per la professione infermieristica era esclusivamente religiosa. Una professione nata nei conventi, di pari passo con l'apertura dei primi ospedali.

La rete ospedaliera in Europa si è creata nel dodicesimo secolo. E a partire dalla creazione di questi ospedali, vengono fondati anche ordini religiosi unicamente femminili allo scopo di prendersi cura dei corpi e delle anime delle persone ricoverate in questi ospedali. Quindi - per così dire- l'atto di nascita dalla professione risale al dodicesimo secolo.

È la Chiesa a garantire l'assistenza ai malati, fino al quindicesimo secolo, quando inizia il processo di laicizzazione della professione con l'avvento della riforma protestante. Quando si parla di laicizzazione nei cantoni protestanti, non si tratta di una laicizzazione che bandisce la vocazione religiosa della professione. Le cure vengono assicurate sì da un personale laico, ma il riferimento al divino resta molto forte, anche nella stessa organizzazione ospedaliera.  L'allontamento dalla vocazione religiosa è lento, ancora più lento nei cantoni cattolici. Perché lì il personale religioso non manca, e non c'è motivo di cercarlo altrove. Personale che viene formato dagli stessi ordini religiosi, almeno fino alla metà del 19esimo secolo. 

In Svizzera la formazione laica inizia con l'apertura di una scuola protestante "La Source" nel Canton Vaud nel 1859. Ma è una scuola molto piccola con pochi allievi. E nei decenni successivi, soprattutto a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo vengono istituiti centri privati di formazione per la professione di infermiere. Ma l'insegnamento è tutt'altro che omogeneo. Alcune formazioni durano sei mesi, altre un anno, altre due anni di cui uno di pratica. Il Consiglio federale è consapevole del pericolo di una formazione così diversificata. E quindi, seguendo un principio molto elvetico, il Governo che non aveva le competenze nella gestione della formazione infermieristica, incarica la Croce Rossa Svizzera di prenderne il controllo. La Croce Rossa svizzera stabilisce i criteri di qualità che ogni scuola deve rispettare se vuole ottenere aiuti finanziari dalla Confederazione. E con la laicizzazione avanzano le rivendicazioni del personale. Ma manca un'associazione nazionale che lo rappresenti.

Più si è divisi, meno si è coerenti, più si è deboli. Questo è uno dei motivi per cui la professione degli infermieri e delle infermiere in Svizzera ha fatto fatica a far sentire la sua voce. La sua voce è una sola dal 1978. Dalla fondazione della sua associazione nazionale, che difende con determinazione un professione sempre più impegnativa e tecnologica. 

 
TG/S. Cereghetti/Ats
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