Spiaggia in Indonesia coperta da rifiuti di plastica (Keystone)

La plastica preoccupa gli svizzeri

Seppur "lontani dagli occhi", i rifiuti nei mari e sulle spiagge sono un problema per i cittadini elvetici che auspicano più misure di protezione per l'ambiente

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L'inquinamento dovuto ai rifiuti di plastica nei mari e sulle spiagge sembra preoccupare molto i cittadini svizzeri, nonostante non si sentano direttamente coinvolti nel problema. Lo ha rivelato un sondaggio pubblicato lunedì dall'organizzazione Oceancare, un'ONG svizzera attiva da oltre vent'anni per la protezione della fauna marina, e che dal 2011 ha lo stato consultivo speciale per le questioni marine presso delle Nazioni Unite. L'indagine è stata realizzata dall'istituto demoscopico gfs.bern e ha rivelato la portata della preoccupazione degli svizzeri in merito al tema dell'inquinamento dato dalla plastica.

Lontano dagli occhi

Gli autori dello studio hanno fatto notare che, solitamente, "più il problema è vicino, maggiore è la preoccupazione ad esso legata" e che quindi la presa a cuore del tema li ha sorpresi. Il 73% dei partecipanti ritiene che sia più problematica, a loro avviso, la plastica in mare e sulla spiaggia rispetto a quella dispersa nell'ambiente in Svizzera. I rifiuti di plastica gettati sul territorio elvetico sembrano destare meno indignazione.

Margine di miglioramento

Seppur vi sia una crescente consapevolezza della problematica del tema, la maggior parte dei partecipanti all'indagine di Oceancare ha sottostimato la quantità dei rifiuti di plastica che produce annualmente. La media stimata è intorno ai 100 chili, quando in realtà equivale a ben 125 chili annui.

Lo studio evidenzia che la popolazione ha un margine di manovra ampio rispetto all'applicazione delle misure per proteggere il clima. Infatti, sebbene gli individui interrogati abbiano dimostrato di essere consci della portata del problema, la raccolta differenziata dei rifiuti è la sola misura radicata in maniera duratura tra la popolazione svizzera.

Soltanto una buona metà degli intervistati ha dichiarato di evitare di produrre rifiuti facendo la spesa (59%), di cercare di acquistarne meno (56%) e di rinunciare ai prodotti di plastica "usa e getta" (54%).

Servono più regole

Dallo studio di Oceancare risulta inoltre che più della metà degli interpellati auspica misure legislative severe per vietare le microplastiche dai beni di consuomo, per arginare la produzione di plastica in generale e per ridurre gli articoli monouso. Il sondaggio mette in risalto inoltre un'interessante e curiosa divergenza tra le generazioni: se i più anziani si pronunciano a favore di un'applicazione coerente delle leggi esistenti per impedire l'inquinamento causato dalla plastica, i più giovani auspicano delle leggi decisamente più incisive. L'indagine ha inoltre confermato l'inclinazione degli elettori di sinistra a sostenere misure più rigide rispetto alle questioni climatiche in generale, e a quelle dell'inquinamento dato dal consumo di plastica in particolare.

Un problema non eludibile

Stando all'organizzazione svizzera Oceancare, circa nove milioni di tonnellate di plastica vengono disperse ogni anno nei mari del pianeta, di cui 17'600 soltanto nel Mediterraneo. Milioni di tonnellate di rifiuti di plastica sono in particolare visibili in cinque "vortici di spazzatura": quello del Pacifico è quasi 40 volte più grande della Svizzera.

I detriti di plastica nell'oceano pacifico
I detriti di plastica nell'oceano pacifico (Keystone)

L'aumento della consapevolezza delle persone rispetto alla portata del tema dell'inquinamento crea forti tensioni tra gli ambientalisti e i governi, e genera una crescente preoccupazione nella popolazione. Gli attivisti che hanno imbrattato "I girasoli" di Van Gogh, la settimana scorsa, sono un chiaro esempio di come le questioni ambientali non siano più un problema ignorabile.

 
ATS/Natda
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