Scuola, direttive che fanno discutere

La Confederazione lascia ampio margine ai cantoni nel decidere quanto comunicare un eventuale contagio e a Vaud scoppia la polemica

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Fanno discutere le direttive per le scuole su come gestire gli eventuali casi di Covid-19. Quegli registrati per ora sono pochissimi, ma nel canton Vaud è scoppiata una polemica poiché solo a partire da due casi positivi in una stessa classe, previa autorizzazione delle famiglie, la situazione viene segnalata agli allievi e ai genitori. Le indicazioni della Confederazione lasciano ampio spazio di manovra ai cantoni, ma per molti genitori queste misure non favoriscono la trasparenza.

"Non è stabilito per legge quando bisogna informare e per questo che ci sono delle differenze cantonali. Ci possono quindi essere cantoni che informano dopo due casi, o addirittura tre, insomma quando c'è un accumularsi di casi; la maggior parte dei cantoni informa però probabilmente già dopo il primo contagio, perché si sa che a scuola la cosa si verrebbe a sapere comunque", ci spiega Rudolf Hauri, presidente dell’associazione medici cantonali.

A far discutere è anche una frase della direttiva emanata da Berna: “Le interazioni tra i bambini nel contesto scolastico non sono considerate contatti stretti.” Molti si chiedono perché.

“Il fatto è che l'ambiente scolastico è speciale - risponde Hauri -, i contatti sono spesso più ravvicinati e avvengono su un lasso di tempo più lungo, non è quindi facilissimo stabilire i cosiddetti contatti stretti anche se però le persone possono ricordare i contatti avuti. Bisogna però ricordare che tra gli scolari questa cosa non è fondamentale, tra i bambini la trasmissione del virus non è così frequente. Più determinante è il ruolo dei docenti, degli adulti a scuola".

Va comunque detto che dall’11 maggio, da quando sono aperte le scuole, nonostante le polemiche il canton Vaud ha contato un solo allievo positivo asintomatico

TG/ludoC
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