Panorama cartaceo sempre meno affollato (keystone)

Stampa classica sotto pressione

Ricadute negative dell'ingresso nel settore dell'informazione delle grandi piattaforme numeriche e delle reti sociali

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L'importanza crescente, anche nel settore giornalistico, delle piattaforme digitali mondiali non giova alla democrazia, come emerge dallo studio Annali 2019 sulla qualità dell'informazione condotto dall'Istituto fög dell'Università di Zurigo, in cui si sottolinea che questi grandi operatori trascurano le cronache nazionali e locali, indispensabili invece nell'ottica che ha determinato l'analisi.

Contribuiscono all'involuzione pure i sistemi di messaggeria elettronica e le reti sociali, favorendo privatizzazione del dibattito e circolazione di notizie infondate. A mettere ulteriormente in difficoltà la stampa tradizionale c'è il progressivo trasferimento della pubblicità ai supporti più in voga, tanto che la parte di mercato dei giornali è passata in dieci anni dal 56 al 32%. 

Il problema resta tuttavia meno acuto in Svizzera che altrove, sostengono gli esperti, le cui conclusioni vengono riportate in un comunicato diramato lunedì. Resta il fatto che, secondo loro, gli "indigenti mediatici", cioè chi ha un consumo d'informazioni al di sotto della media, sono pur sempre il 36%, il 56% considerando unicamente la fascia d'età compresa tra i 16 e i 29 anni.

Tra i molti aspetti presi in considerazione c'è anche quello della graduale, e non auspicata, omogenizzazione. Dovuta in gran parte alle concentrazioni editoriali, si riflette inevitabilmente su soggetti trattati, contenuti e pluralità delle opinioni, sempre meno diversificati, e, di conseguenza, sulla qualità generale.

 
ATS/dg
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