L'attuale direttrice del Dipartimento di giustizia: la socialista Jacqueline Fehr (keystone)

Zurigo, quegli hard disk in mani sbagliate

Dati sensibili del Dipartimento di giustizia finirono negli ambienti della droga e delle luci rosse: l’attuale ministra Jacqueline Fehr si difende ma i partiti borghesi chiedono una commissione d’inchiesta

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Il caso dei vecchi hard disk dei computer del Dipartimento cantonale di giustizia finiti negli ambienti della droga e delle luci rosse sta scuotendo l’attualità politica di Zurigo. In Parlamento c’è chi chiede una commissione d’inchiesta e punta il dito contro l’attuale capo-dipartimento, la socialista Jacqueline Fehr. Fehr che questa mattina ha presentato alla stampa la sua versione dei fatti.

Fuga di dati a Zurigo

Fuga di dati a Zurigo

TG 20 di martedì 06.12.2022

 

Il radiogiornale della RSI ha ricostruito questa vicenda: tutto parte con un intervento in Gran Consiglio la settimana scorsa; Valentin Landmann, deputato UDC e noto avvocato negli ambienti a luci rosse chiede chiarimenti sui dati sensibili finiti in mano a un suo cliente, ora a processo per questioni di droga. Si tratta di perizie psichiatriche, atti giudiziari, indirizzi o numeri di telefono di procuratori e giudici, insomma materiale scottante.

Ma come li aveva ottenuti? Direttamente dal dipartimento di giustizia che tra il 2006 e il 2012 aveva affidato a suo fratello vecchi hard-disk e computer da smaltire. Evidentemente senza assicurarsi che tutti i contenuti fossero stati eliminati o distrutti.

E così arriviamo a martedì mattina.

Non professionale, negligente, forse penalmente rilevante, in ogni caso inaccettabile: la raffica di aggettivi è quella usata dalla consigliera di Stato socialista Jacqueline Fehr per condannare questi fatti, ma anche per distanziarsene. Tutto risale agli anni prima della sua entrata in Governo. E secondo i risultati dell'inchiesta amministrativa prestati da Fehr una cosa simile oggi non potrebbe più capitare.

Nel frattempo, però i partiti borghesi hanno già chiesto una commissione parlamentare d’inchiesta e sembrano determinati a portare avanti questa richiesta in Parlamento: loro vogliono sapere soprattutto perché l'opinione pubblica non era stata informata. Nel mirino, quindi, c’è proprio Jacqueline Fehr, che di questa storia era a conoscenza già dal 2020. Ma al di là di questo, rimangono diverse domande aperte, e non si sa quanti dati sensibili siano finiti in mani sbagliate. E oggi si è appreso di un altro fatto imbarazzante per la consigliera di Stato: nel 2019, quindi sotto la sua responsabilità, erano stati eliminati documenti cartacei, tra questi verosimilmente anche gli accordi presi per lo smaltimento dei vecchi computer. Su questo punto in particolare, il ministero pubblico zurighese ha fatto sapere stamani che ha aperto un ulteriore filone della sua inchiesta su questa vicenda. Quindi è possibile che ci siano ancora strascichi giudiziari oltre che politici. A Zurigo si sta inoltre entrando in clima da campagna elettorale: visto che a febbraio si rinnovano Governo e Parlamento, Jacqueline Fehr e il suo partito socialista avrebbero volentieri fatto a meno di questo scandalo.

RG-Olgiati/Red.MM
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