Aspettando "la scuola che verrà"

Un breve riepilogo sulla votazione del prossimo 23 settembre sul credito per la sperimentazione della riforma della scuola dell'obbligo ticinese

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Il 23 settembre i cittadini ticinesi saranno chiamati a votare sul credito per la sperimentazione su “la scuola che verrà”, una proposta che punta a riformare le scuole dell’obbligo. Se approvata, questa riforma vedrà la luce a partire dall’anno scolastico 2019/2020 e verrà sperimentata su una base triennale in sette scuole ticinesi, tre comunali (Cadenazzo, Coldrerio, Paradiso) e quattro cantonali (Tesserete, Acquarossa, Biasca e la neonata Caslano).

 

L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare l’accompagnamento degli allievi per tutto il periodo della scuola dell’obbligo. In primo luogo creando dei laboratori settimanali a classi dimezzate, con le sedi scelte che seguiranno due varianti diverse, una proposta dal DECS e l’altra dal PLRT.

Nel modello del DECS gli allievi saranno divisi in maniera eterogenea a partire dalla prima media, con studenti bravi e meno bravi che si stimolerebbero a vicenda, mentre in quello dei liberali si dividerebbe secondo potenzialità e competenze dei singoli allievi, questo nel secondo biennio. A questo si aggiungerebbero delle ore di atelier con la formula del co-insegnamento, oltre ad un docente in più nelle scuole primarie come risorsa supplementare.

La sperimentazione avrà un costo totale di 6'730'000 franchi e verrà valutata da un ente esterno che comunicherà poi se questo metodo è efficiente o meno. Il costo nel caso questa sperimentazione venisse poi implementata in tutte le scuole del cantone sarebbe di circa 35 milioni annui.

Il comitato contrario composto da esponenti della Lega e di Area Liberale (oltre ad alcuni membri del PLR contrari all’iniziativa) crede invece che gli alunni delle sedi toccate siano delle "cavie" per un progetto del quale non si conosce l'efficacia. Inoltre gli obiettivi di inclusione ed uguaglianza porterebbero ad un forzato abbassamento del livello scolastico di tutti gli allievi, che dovranno adattarsi agli studenti che fanno più fatica.

I docenti dal canto loro non sembrano essere completamente soddisfatti della situazione e pure alcune associazioni di rappresentanza non si sono schierate, dando libertà di scelta al singolo.

Un progetto che sembrava sul punto di partire e che ora sta facendo discutere e divide il cantone, che tra poche settimane dovrà esprimersi sul futuro delle generazioni a venire.

Diego Medolago

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