I pompieri riuscirono a contenere i danni e a evitare morìe di pesci (rsi)

Barboi: decreto d’accusa

La procura propone una pena pecuniaria sospesa per l’operaio che in novembre inquinò inavvertitamente il riale

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

È sfociata in un decreto d’accusa l’inchiesta sull’inquinamento del riale Barboi, avvenuto ad Agno il 5 novembre scorso. Nei confronti del responsabile il procuratore pubblico Roberto Ruggeri ha ravvisato il reato di infrazione per negligenza alla legge federale sulla protezione delle acque, proponendo una pena pecuniaria sospesa di 2'700 franchi e una multa di 300.

L’uomo è il dipendente di un’impresa edile che ha il suo magazzino a Bioggio. Quella mattina, mentre stava scaricando un camion, ruppe inavvertitamente il bidone contenente la sostanza inquinante: 60 litri di idrocarburo, che attraverso un tombino entrarono nelle canalizzazioni dell’acqua piovana per riversarsi nel fiumiciattolo.

Immediato l’allarme, grazie al quale i pompieri riuscirono a contenere i danni e a evitare morìe di pesci. Il decreto crescerà presto in giudicato. Il legale dell’operaio italiano, l’avvocato Massimiliano Parli, ha dichiarato infatti che non intende opporsi alla decisione emessa dalla procura.

Inquinamento Barboi, c'è il decreto d'accusa

Inquinamento Barboi, c'è il decreto d'accusa

Il Quotidiano di giovedì 16.07.2020

 
Francesco Lepori
Condividi