La barbarie nel cuore d'Europa
La barbarie nel cuore d'Europa (rsi)

Bruxelles il giorno dopo

Gli attacchi sferrati in Belgio sulle prime pagine dei quotidiani ticinesi, svizzeri ed internazionali - VIDEO

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L’editoriale del Corriere del Ticino è firmato da Ferruccio De Bortoli che scrive: “Il cuore d’Europa sanguina copiosamente, ma il dolore per le vittime e il senso di totale smarrimento di queste ore non devono farci perdere la lucidità della ragione…; C’era uno slogan efficace all’indomani dell’11 settembre: ‘United we stand’. Uniti resistiamo, e possiamo vincere. ‘Divided we fall’, divisi cadiamo e perdiamo. Noi ci auguriamo che questa volta non ci siano più ambiguità e inutili divisioni nella lotta al Terrorismo...; Uniti ce la faremo, divisi e distratti vinceranno loro”.

 

Aldo Sofia, su LaRegione, sostiene: “Gli attentati che ieri hanno martirizzato Bruxelles rilanciano la massima allerta in tutto il continente. Un simile atto terroristico, col suo pesantissimo bilancio di vittime, non si improvvisa. Ha una regia, un’attenta preparazione, una lunga pianificazione, un’evidente capacità organizzativa, una rete di covi e di complici…; Chiaro e feroce messaggio, dunque, da parte del Califfato, che nemmeno le bombe di Putin potevano disarticolare…; Proprio l’Europa colpita al cuore oggi ha, o dovrebbe avere ancor più consapevolezza della sua incompiutezza e fragilità, delle sue infruttuose lacerazioni, quando invece avrebbe bisogno di cementarsi, di mettere tutto in comune, capacità repressiva, intelligence, informazioni, per difendersi da chi ha dichiarato guerra anche in nome di guerre ingiustamente subite e di un pretese Islam senza Dio".

 

Sul Giornale del Popolo, la firma del fondo è di Alessandra Zumthor che scrive: “Abbiamo chiuso il 2015 dicendoci ’mai più Parigi’, ricominciamo il 2016 con Bruxelles…; Il punto è che ci viene rimesso sotto gli occhi il sospetto su un fenomeno recente e inquietante: il legame sempre più stretto tra terroristi e periferie degradate dell’Occidente. I kamikaze paiono non venire più soltanto da fuori ma nascono, crescono e si radicalizzano in Occidente in vere e proprie cittadelle parallele che oramai si sono sviluppate dentro e a fianco delle maggiori metropoli europee…; Si può pensare di recuperare questi mini-universi paralleli nati e cresciuti in seno alle nostre città ristabilendo le nostre leggi e regole, la nostra civiltà? Si tratterebbe di farlo, più che con la forza, innanzitutto con la convinzione che la nostra civiltà ha valori forti e importanti da offrire, dal cristianesimo in poi”.

bin

 
 
 
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