I grigionesi hanno già respinto per ben 8 volte un passaggio al sistema proporzionale
I grigionesi hanno già respinto per ben 8 volte un passaggio al sistema proporzionale

E se il popolo dicesse no?

Nuobvo sistema d'elezione del Gran Consiglio retico. Solo i popolari democratici si oppongono al cambiamento di sistema, ma un sì alle urne non è scontato

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Se il 13 giugno il popolo dovesse respingere la riforma, i Grigioni dovranno fare ricorso a una procedura d’urgenza mai applicata finora. Il Tribunale federale esige infatti che il rinnovo del Gran Consiglio, previsto per il maggio del 2022, si svolga già con delle regole conformi al diritto superiore.

Le istituzioni dovrebbero quindi gettare a mare la prassi e soprattutto le scadenze abituali del processo legislativo. Già in estate il Consiglio di Stato dovrebbe presentare un nuovo messaggio; a inizio agosto la Commissione parlamentare di strategia e politica statale dovrebbe poi analizzare la soluzione o le soluzioni alternative e, al più tardi nella sessione di ottobre, si passerebbe al dibattito in Gran Consiglio.

 

Le procedure di consultazione, come tutte le scadenze di un processo legislativo ordinario dovrebbero venir ridotte a poche settimane, se non a pochi giorni. “Uno scenario possibile, ma non auspicabile”, afferma Christian Rathgeb, il consigliere di Stato responsabile del dossier. Oltre a essere terra incognita per le istituzioni grigionesi, la procedura abbreviata riduce sensibilmente la possibilità delle parti sociali, delle organizzazioni e dei partiti di analizzare con serenità e serietà la riforma. In novembre seguirebbe un nuovo passaggio alle urne.

E se dalle urne uscisse un secondo no?

In caso di un ulteriore no popolare, la palla tornerebbe al Governo che, in via straordinaria, dovrebbe adeguare il sistema attuale alle direttive indicate dal Tribunale federale. Sarebbe quindi il Consiglio di Stato a definire le regole per l’elezione del Parlamento. “Uno scenario problematico”, afferma Christian Rathgeb. L’incapacità di trovare una soluzione condivisa dal popolo sarebbe infatti una disfatta politica senza precedenti. A livello istituzionale sarebbe uno strappo doloroso alla separazione dei poteri e alla stabilità politica del cantone. “Abbiamo pensato ad ogni eventualità, indicando anche questa procedura straordinaria – conclude Rathgeb – sempre sperando di non dover arrivare a questo punto”. 

Daniele Papacella

 

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