Il Quotidiano
di venerdì 18.10.2019

Il mistero delle monete

Il Quotidiano di venerdì 18.10.2019

Sesterzi d'esportazione

Il tesoro monetale di Orselina inizia a raccontare la sua storia

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Era il III secolo d.C. quando 4'870 sesterzi fuori corso a causa di un'inflazione galoppante furono sotterrati a Orselina. Probabilmente già a quel tempo non erano più visti come monete, ma come materiale grezzo, di valore, da raccogliere ed esportare attraverso le Alpi. Ad esempio nel Barbaricum, sulle coste baltiche dell'attuale Polonia, dove grazie alle analisi sui metalli sappiamo che questi sesterzi venivano acquistati e fusi per produrre gioielli, fibbie e altro.

È una delle prime, suggestive, spiegazioni del perché quei 100 chili di monete che compongono il tesoro monetale rinvenuto nel 2014 vennero interrati in un’anfora a Orselina. Lo si può ipotizzare grazie ad alcuni ritrovamenti simili nel nord Italia. A raccontarcela è Rahel C. Ackermann, direttrice dell’Inventario dei ritrovamenti monetali svizzeri, che assieme ai suoi colleghi sta collaborando con l’Ufficio dei beni culturali ticinese alla catalogazione e all’analisi dei reperti.

Quello locarnese è il secondo maggior ritrovamento di sesterzi al mondo ed è caratterizzato da una completezza e una conservazione straordinarie, che lo rendono d’importanza internazionale. Grazie al confronto tra i molti pezzi e alle loro peculiarità, il tesoro potrà permettere agli esperti di riempire alcune lacune nella storia dell'impero romano. Vicende economiche, ma pure legate agli usi e costumi del tempo: basti pensare alle minuziose riproduzioni di abiti e acconciature dei vari imperatori raffigurati sulle monete.

La storia del loro destino non è l’unica che i sesterzi hanno iniziato a raccontare. Tra le migliaia di monete sono infatti stati scoperti pure tre falsi, costruiti rivestendo un nucleo di ferro e poi coniandolo. Sono falsificazioni verosimilmente noriche, prodotte nell'attuale Austria, con una tecnica già usata dai Celti in quelle stesse regioni. Un sistema faticoso, ma redditizio: per la minor presenza di metallo prezioso e perché allora il tempo speso per batterle non costava niente. Nulla a che vedere con il tempo e lo sforzo necessari oggi per leggere questi racconti da 4'870 piccoli dischi di oricalco.

Paolo Bobbià
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