Al centro, la presidente del Parlamento Pelin Kandemir Bordoli (tipress)

Sussidiarietà nella Costituzione

Il Gran Consiglio ticinese, dopo un lungo dibattito e ricco di colpi di scena, approva l’iscrizione del principio nella Carta fondamentale, ma sarà il popolo ad avere l’ultima parola

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Il principio di sussidiarietà potrebbe entrare formalmente nella Costituzione ticinese. Dopo un dibattito durato ore e ricco di colpi di scena, il Gran Consiglio ha infatti approvato la modifica della Carta fondamentale. Trattandosi di una modifica costituzionale, questa decisione dovrà però essere avallata dal voto popolare.

La questione di fondo è quella che lo Stato lasci alla società civile (leggasi: i privati), il compito di svolgere compiti di pubblica utilità, sussidiandoli. La proposta governativa di inserire tale principio nella Carta fondamentale, nasce sulla scorta di un’iniziativa parlamentare di Sergio Morisoli (La Destra), respinta nel 2014, ma che aveva funto d'ispirazione per la modifica costituzionale in discussione oggi. Discussione che ha visto due fronti scontrarsi. Per il primo - sostenuto dal PLR, dalla sinistra e dai Verdi - la proposta non è accettabile perché il significato stesso del termine sussidiarietà è ambivalente: da un lato - ha precisato il correlatore del rapporto di maggioranza Franco Celio (PLR)- c'è la sussidiarietà verticale, che non pone problema e che prevede la complementarietà fra Confederazione, Cantoni e Comuni, ma, ha aggiunto, “c’è anche l’interpretazione orizzontale, relativa al rapporto Stato-privati, e in questo caso l’ente pubblico rimarrebbe solo a fare da tappabuchi”.  In sostanza, si toglierebbero compito allo Stato per darne sempre più ai privati.

Il relatore di minoranza Fabio Bacchetta Cattori (PPD) - appoggiato oltre che dal suo partito, dalla Lega, La Destra e Montagna Viva - ha invece sostenuto che la sussidiarietà orizzontale di fatto già esiste: per esempio, nell’ambito della sanità e della socialità, più della metà del budget totale dello Stato viene versato ad enti privati di pubblica utilità: “Chi concretamente, sul nostro territorio, viene incontro ai cittadini con prestazioni sanitarie e sociali. Ma di per sé una base costituzionale chiarissima non c’è”.

Il dibattito odierno è stato ricco di colpi di scena: in un primo momento il voto sul rapporto di maggioranza, contrario alla modifica costituzionale, era finito in parità, un 40 sì contro 40 no. Il deputato Paolo Peduzzi (PPD) ha però sostenuto che il suo tasto per votare non ha funzionato ma lui, ha dichiarato, avrebbe sostenuto l’inserimento del principio nella Costituzione.

Dopo una discussione accesa in aula, poi proseguita in seno all’ufficio presidenziale con l’appoggio dei giuristi del Parlamento, la presidente Pelin Kandemir Bordoli ha accettato la mozione d’ordine del PPD, che chiedeva che fosse il Gran Consiglio a decidere se ritenere valido il voto, prima non conteggiato, di Paolo Peduzzi.

E così il risultato è cambiato: 40 voti contrari all’inserimento del principio della sussidiarietà nella Costituzione e 41 voti favorevoli.

 
CSI-AP/ludoC
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