(© Ti-Press / Pablo Gianinazzi)

Terza dose, "importante essere pronti"

Il prof. Andreas Cerny, direttore Epatocentro Ticino: "Non c'è urgenza medica, ma la logistica richiede tempo. Teoricamente è possibile fare vaccini diversi"

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Il via libera per una terza dose di vaccino contro il Covid-19, in Svizzera, è imminente. Secondo quanto ha anticipato Claus Bolte, capo della sezione autorizzazioni presso Swissmedic, l'ok potrebbe arrivare già entro la fine di ottobre. Ma perché è necessario organizzare questo nuovo passo della campagna di immunizzazione? E chi sarà interessato? Lo abbiamo chiesto ad Andreas Cerny, direttore dell'Epatocentro Ticino.

"Ci sono dei dati che emergono soprattutto da Paesi che hanno iniziato la vaccinazione della grande parte della popolazione prima di noi, in particolare Inghilterra, Israele, il Qatar, e lì sono emersi degli elementi che fanno pensare che il vaccino dopo 6, 7, 8 mesi perde un po’ la sua forza di protezione, soprattutto contro l'infezione leggera, ma anche contro casi severi".

Chi saranno i primi beneficiari in Svizzera e quand'è che concretamente si potrebbe iniziare a rendere il vaccino disponibile per la popolazione?

"L'Ufficio federale di salute pubblica ha già cominciato a dare ai medici la possibilità di vaccinare i pazienti che sono fortemente immunodepressi, per esempio quelli che hanno avuto un trapianto di organi: queste persone le stiamo già vaccinando con una terza dose. Adesso si tratta di allargare questa indicazione ad altre parti della nostra popolazione".

Dunque si è visto che sul lungo termine i vaccini iniziano a perdere un po' di efficacia. Questo significa che nel 2022 tutte le persone che sono già state vaccinate dovranno sottoporsi a un altro richiamo?

"Questo non lo sappiamo ancora molto bene, però è possibile che a certe persone che hanno un sistema immunitario meno performante, per esempio quelle che hanno una certa età o quelle che assumono degli immunosoppressori, così come anche le persone più esposte al virus come gli operatori sanitari, venga offerta la terza dose".

In queste ore si è espresso anche Rudolf Hauri, presidente dell'Associazione dei medici cantonali, dicendo che la Svizzera non deve aspettare troppo. Condivide questa urgenza?

"È chiaro che mettere in piedi tutta l'organizzazione per una terza vaccinazione è un'impresa che richiede anche un tempo per la preparazione. Però in questo momento non vediamo tanti casi di persone vaccinate due volte che hanno dei decorsi gravi. Dunque, penso che questa urgenza non ci sia sotto il profilo medico. Però magari dal punto di vista logistico è importante essere pronti".

Che cosa possiamo dire sul tipo di vaccino per terza dose? Negli Stati Uniti, ad esempio, si è saputo che l'ente che regolamenta i farmaci è orientato a permettere alle persone di ricevere un vaccino diverso anche da quello iniziale. Crede che sia uno scenario possibile anche in Svizzera?

"È una possibilità. È chiaro che gli studi che sono stati fatti per la registrazione (dei vaccini, ndr) sono sempre stati fatti solo con i prodotti di una singola ditta farmaceutica e dunque fare una miscela è una sorta di deroga rispetto alla via formale, però sotto il profilo medico-teorico non sussiste un ostacolo nel pensare, per esempio, che non sia possibile cambiare dall'uno all'altro prodotto mRNA".

Presto la terza dose

Presto la terza dose

TG 20 di martedì 19.10.2021

 
Elena Boromeo
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