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Peter Magyar, una rottura rispetto a Orban?

Il premier neoeletto ha dichiarato che la sua elezione rappresenta una rottura con il nazionalismo - Ne abbiamo parlato con Matthias Möschel, esperto di diritto costituzionale comparato

  • Oggi, 16:42
  • Oggi, 16:53
Péter Magyar
04:47

Radiogiornale delle 12.30 del 13.04.2026: L’intervista di Giuseppe Bucci a Matthias Möschel sulle elezioni in Ungheria

RSI Info 13.04.2026, 12:30

  • Keystone
Di: Radiogiornale - Giuseppe Bucci / M.Mar. 

Peter Magyar, premier ungherese neoeletto, ha dichiarato che con queste elezioni l’Ungheria ha rotto con il nazionalismo. Magyar è però un conservatore e un ex compagno di partito di Orban. Ci si chiede, quindi, quanto la sua elezione rappresenti una vera e propria rottura con il passato. Il Radiogiornale della RSI ha intervistato a riguardo Matthias Möschel, esperto di diritto costituzionale comparato, insegna alla Central European University di Vienna.

Sui diritti sociali piuttosto una “continuità”

Per quanto riguarda le politiche migratorie, Magyar dovrebbe mantenere una continuità rispetto alla situazione attuale, anche per quanto riguarda la questione dei valori della famiglia e le leggi anti-LGBT. Bisognerà valutare “quanto lui si esporrà a un vero, radicale cambiamento e penso che in questo caso ci sarà piuttosto continuità che discontinuità”, spiega Möschel. I due aspetti di risalto in termini di discontinuità? “La politica filo-europea, sulla quale ha in parte vinto le elezioni”, afferma l’esperto, e anche “la posizione molto più critica rispetto alla Russia”.

Con una serie di riforme volte a modificare l’apparato statale, il premier neoeletto intenderebbe, inoltre, spingere verso una strada più democratica. Occorre tuttavia valutare quanto tutto ciò sia concretamente realizzabile anche in termini numerici. La partecipazione alle elezioni è stata molto alta, quasi all’80%, che è “la maggioranza di due terzi, la quale gli permette di cambiare anche la Costituzione, per ritornare a una realtà democratica, a una società aperta e liberale”. Inoltre, per ottenere i fondi dell’Unione europea, Magyar farà quanto possibile per attuare alcune leggi, come quelle anticorruzione ma, secondo Möschel, occorre fare una precisazione. “La realtà ungherese è stata segnata, fin dagli anni Novanta, da un sistema abbastanza corrotto, e questo non si elimina con un’elezione e con delle leggi”, ma bisognerebbe attuare un cambiamento culturale. Resta da vedere se il premier neoletto “che faceva parte di questo sistema, già sotto Orban, avrà le capacità e l’intelligenza di farlo”.

L’inizio del declino per il movimento sovranista europeo?

Con questa vittoria, in aggiunta, è stata attaccata la figura di spicco di quello che si potrebbe definire il movimento dei sovranisti europei, e non solo. Il sovranismo ha quindi iniziato il suo declino? “Sarei un po’ più cauto”, perché, nonostante queste elezioni rappresentino un segnale, “si tratta di una situazione molto specifica, l’Ungheria”. Gli ungheresi hanno probabilmente votato la visione più europeista di Magyar, ma “tanti altri, forse, non ce la facevano più dopo sedici anni sotto il regime di Orban”, contraddistinto da “problemi economici e sociali, un sistema sanitario disastroso, un sistema educativo controllato e in pessime condizioni”. Questa, probabilmente, “è una realtà che per tanti ungheresi contava anche di più”.

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