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Trump blocca lo stretto di Hormuz, le conseguenze

Il presidente statunitense ha imposto la misura mentre è in vigore il cessate il fuoco - Cosa potrebbe succedere ora

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Lo Stretto di Hormuz
06:43

Gli Stati Uniti bloccano lo stretto di Hormuz

SEIDISERA 13.04.2026, 18:00

  • Immagine d'archivio Keystone
Di: SEIDISERA - Andra Vosti - Marzio Minoli / M. Ang. 

Lunedì è entrato in vigore il blocco navale dello stretto di Hormuz da parte degli Stati Uniti, un blocco annunciato domenica dal presidente statunitense Donald Trump in risposta al sostanziale fallimento dei negoziati a Islamabad, la capitale del Pakistan, con l’Iran. “Quello degli Stati Uniti - spiega il corrispondente RSI da Washington, Andrea Vosti - non è un blocco totale, bensì un blocco selettivo. Nel senso che a essere colpite dal provvedimento sono le navi che partono o che sono dirette verso i porti iraniani: lo stretto di Hormuz rimane invece aperto per il traffico diretto o in provenienza dagli altri Paesi del Golfo Persico, come Kuwait, Qatar o Bahrein”.

Come funziona il blocco USA

“Si tratta di una combinazione tra presenza militare statunitense – nello specifico con almeno due cacciatorpediniere, oltre a mezzi di supporto come sottomarini, sminatori e aerei – e la deterrenza data dalla minaccia del ricorso alla forza militare. Le navi o le petroliere che non ricevono l’autorizzazione a passare lo stretto non hanno alcun interesse a correre rischi”, spiega Vosti ai microfoni di SEIDISERA.

Cosa succederebbe in caso di un tentativo da parte di una nave di forzare il blocco? C’è la possibilità di uno scontro a fuoco o di un attacco contro chi prova comunque ad aggirare lo sbarramento? “Questo - prosegue Vosti - rimane un punto interrogativo. L’obiettivo del blocco di Hormuz è quello di strangolare l’economia iraniana, bloccandone di fatto ogni esportazione e sappiamo che dopo cinque settimane di guerra l’Iran non ha più una marina in grado di tenere testa alla superiorità statunitense. Quindi, ritengo difficile che l’Iran provi a forzare l’embargo. In ogni caso, Trump sul suo social Truth ha minacciato che ogni imbarcazione iraniana verrà sistematicamente eliminata”.

La strategia asimmetrica dell’Iran

“Quello che i guardiani della rivoluzione possono fare invece - aggiunge Vosti - è continuare con la loro guerra asimmetrica, cioè minacciare di colpire con droni le navi in transito, e così facendo mettere in atto una sorta di controblocco per massimizzare le ricadute sui mercati dell’energia globali. La domanda a questo punto è: quanto si potrà protrarre questa situazione e chi di fronte allo choc energetico avrà più fretta di uscire dall’impasse? C’è anche da considerare il ruolo di Paesi terzi come la Cina, che dipende in forte misura dal petrolio e dal gas del Golfo Persico e che è pertanto una vittima collaterale di questa guerra”.

Blocco navale e cessate il fuoco: una contraddizione?

Trump ha ordinato il blocco dello stretto di Hormuz quando tra i due Paesi c’è un accordo di cessate il fuoco, in vigore fino al 21 aprile. Non si tratta di una contraddizione? “In effetti - ammette Vosti - può sembrare un po’ paradossale e di fatto sono stati gli stessi iraniani a definire il blocco navale dello Stretto di Hormuz un atto di guerra. In realtà, le due cose possono anche essere tenute distinte: il cessate il fuoco riguarda attacchi militari diretti tra i due Paesi, quindi lanci di missili o droni, incursioni aeree, eccetera. Il blocco navale è invece visto come uno strumento di coercizione economica, un’arma tattica per aumentare la pressione sull’Iran e costringere il regime a fare maggiori concessioni. È un po’ quello che l’Iran ha fatto nelle ultime cinque settimane ma a ruoli invertiti. E ripeto, ora l’interrogativo è vedere chi avrà più capacità – anche politica – di assorbire i contraccolpi sui mercati energetici. E sappiamo che per Trump quello del prezzo della benzina è un grosso problema in chiave elettorale”.

Quali scenari per il futuro?

Cosa potrebbe succedere ora dopo il fallimento dei negoziati in Pakistan, ci sono ancora margini per una soluzione diplomatica? “È davvero difficile - conclude Vosti - fare previsioni. Non c’è dubbio: le trattative in Pakistan non sono andate come speravano gli Stati Uniti e l’Iran non è disposto a rinunciare al suo programma nucleare a scopi civili. D’altra parte questo aspetto faceva parte del piano in dieci punti presentato dall’Iran e che Trump aveva considerato come un accettabile punto di partenza per i negoziati. Non è escluso che contatti tra le due parti siano tuttora in corso, lo stesso vicepresidente USA J.D. Vance, dopo Islamabad, non aveva chiuso del tutto la porta al dialogo con Teheran. Quanto alla tenuta della tregua, anche qui non ci sono molte certezze. L’Iran ovviamente beneficia del cessate il fuoco, che gli consente di riorganizzarsi, mentre prevedere le prossime mosse di Trump è come scrutare una sfera di cristallo. Secondo funzionari statunitensi sentiti dal Wall Street Journal, il presidente statunitense starebbe anche valutando la possibilità di riprendere attacchi mirati limitati contro l’Iran. Quello che è certo è che Trump ha fretta di trovare una via d’uscita da un conflitto che per lui si è trasformato – politicamente parlando – in uno stretto e scomodo vicolo cieco.

La situazione dei mercati finanziari

Anche se le premesse facevano temere il peggio, soprattutto dal punto di vista del petrolio, lunedì i mercati finanziari “sono rimasti tutto sommato tranquilli”, spiega ai microfoni di SEIDISERA il giornalista della RSI Marzio Minoli. “La mattinata - prosegue Minoli - era iniziata con il barile di petrolio in rialzo dell’8%, passando da 94 a 103 dollari. Ma nonostante le tensioni, gli investitori poi sono rimasti piuttosto tranquilli, in attesa di cosa sarebbe successo alle 16.00 del pomeriggio con l’annunciato blocco dello stretto di Hormuz. Quindi il petrolio è rimasto attorno ai 102 dollari al barile e addirittura nel pomeriggio è sceso a 99 dollari, anche se per poco tempo, per poi risalire. E in questo momento la quotazione è attorno ai 100 dollari al barile. Anche il gas è cresciuto, attualmente siamo a 46 euro al megawattora, un + 7% rispetto a venerdì, e ricordiamo che buona parte del gas arriva dal Qatar, quindi le navi sono bloccate. Per quel che concerne le Borse - dopo la chiusura di quelle asiatiche questa mattina in negativo ma nulla di drammatico - anche in Europa sono state piuttosto deboli per buona parte della giornata. Poi nel pomeriggio hanno ripreso un poco di fiato e le principali piazze hanno chiuso praticamente invariate, l’oro è stabile a 4’700 dollari l’oncia, mentre il franco svizzero si è leggermente rafforzato ma rimane sempre attorno ai 92 centesimi per un euro e a 79 centesimi per un dollaro. Dunque, al momento il blocco statunitense dello Stretto non sembra avere conseguenze pesanti sui mercati. Naturalmente la situazione è molto precaria e basta poco per far cambiare umore agli investitori, nel bene o nel male”.

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Ticino: conseguenze della guerra in Iran attenuate sul prezzo del gas

Il Quotidiano 13.04.2026, 19:00

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