Il distretto tessile di Prato, in Toscana. è da tempo un polo centrale della produzione di abbigliamento, in particolare nel settore del fast fashion e non solo. Da altrettanto tempo anche le istituzioni italiane sanno che molte delle fabbriche che compongono il più grande centro tessile d’Europa sfruttano i lavoratori. Una realtà documentata anche dal reportage radiofonico “Lo sfruttamento che va di moda” diffuso dalla RSI lo scorso dicembre nell’anniversario della tragedia del 1° dicembre 2013, quando un rogo uccise 7 operai cinesi che dormivano all’interno della fabbrica chiusa dall’esterno. Sembra però che la situazione stia cambiando.

Prato e lo sfruttamento del settore tessile
SEIDISERA 03.12.2025, 18:00
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La svolta: 24 accordi per regolarizzare il lavoro
Nei giorni scorsi sono stati firmati 24 accordi per regolarizzare i lavoratori nelle piccole fabbriche, in particolare a gestione cinese. Accordi che a Prato non si esita a definire storici. Prevedono la settimana lavorativa standard di 40 ore su 5 giorni invece degli estenuanti turni di 12 ore al giorno per 7 giorni che erano la norma per migliaia di lavoratori costretti anche a vivere in condizioni desolanti, come verificato anche da SRF tramite una recente inchiesta mascherata incentrata su caso di un’azienda recentemente chiusa, L’Alba, che produceva abbigliamento per noti marchi come Dixie e Patrizia Pepe, che vendono i loro capi anche in Svizzera.
“Made in Italy” – Die dunkle seite von fast fashion (Kassensturz, SRF, 21.04.2026)
Le nuove intese non riguardano solo l’orario: prevedono anche contratti a tempo indeterminato, il pagamento delle malattie e delle ferie. In alcuni casi stabiliscono condizioni migliori rispetto a quanto previsto dal Contratto nazionale per il settore.
Gli accordi sono stati raggiunti dopo che è partita una nuova ondata di scioperi promossa dal comitato di base Sindacato unione democrazia dignità (SUDD Cobas) che da tempo si batte per ottenere migliori condizioni di lavoro nelle piccole fabbriche a gestione cinese situate in particolare nel quartiere Macrolotto, un’area industriale, vicino al centro città. Le ultime 24 intese si aggiungono alle 15 firmate la scorsa primavera e altre dovrebbero aggiungersi nei prossimi giorni. Le azioni sindacali proseguono in altre aziende.
Kassensturz ha filmato alcune dei lavoratori di una delle fabbriche di Prato durante la cena
Le mobilitazioni in corso rappresentano la quarta edizione delle giornate di protesta, iniziate nell’ottobre 2024 con l’obiettivo dichiarato di “sindacalizzare l’insindacalizzabile”. Questa espressione si riferisce a una tipologia specifica di piccole imprese (confezioni, stirerie, stamperie) - spesso chiamate “aziende chiudi e riapri” per la loro tendenza a chiudere e riaprire con nuove ragioni sociali per eludere i controlli - che erano rimaste escluse dai cicli di scioperi che, in precedenza, avevano coinvolto le fabbriche di medie e grandi dimensioni.
Prato ospita circa 7’000 aziende tessili, con un export che supera i 2 miliardi di euro. Detiene il record nazionale italiano per numero di imprese a conduzione straniera (oltre il 34%). La comunità cinese, con più di 30’000 persone registrate ufficialmente, è di gran lunga la più numerosa. Come spesso evidenziato, sfruttatori e sfruttati appartengono alla stessa comunità.








