Nella notte di Capodanno 41 persone hanno perso la vita nell’incendio del bar Le Constellation di Crans-Montana e più di un centinaio sono rimaste ferite. Nelle ore successive ai fatti, il Ministero pubblico vallesano ha aperto un’inchiesta penale per stabilire eventuali responsabilità nella tragedia. A oggi, 13 persone, i coniugi Moretti e 11 persone legate al Comune di Crans-Montana, sono indagate, in particolare per omicidio colposo.
Secondo informazioni della RTS, il Ministero pubblico aprirà una nuova inchiesta penale sulla gestione dei soccorsi nei momenti successivi alla tragedia.
Secondo fonti di polizia, le procuratrici hanno deciso di separare i procedimenti per evitare di appesantire ulteriormente la procedura principale, che conta già 13 imputati. Questa decisione è comprensibile in quanto nessuno dei 13 incriminati ha responsabilità nelle carenze che potrebbero essersi verificate nella presa a carico delle persone ferite.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/svizzera/Tragedia-di-Crans-Montana-procure-a-confronto-a-Sion--3619224.html
La lettera di Philippe Nantermod
Secondo quanto ricostruito dalla cellula d’inchiesta della RTS, due avvocati sono all’origine della decisione del Ministero pubblico di interessarsi alla gestione dei soccorsi. Si tratta dello svizzero Philippe Nantermod, che è anche consigliere nazionale PLR (VS), e dell’italiano Fabrizio Ventimiglia, che lavora a stretto contatto con l’avvocato ginevrino Pierluca Degni.
Nantermod ha scritto a marzo alle procuratrici che conducono l’inchiesta penale. In questa lettera di cui la RTS ha preso visione, afferma che “le condizioni e le modalità” della presa a carico del suo cliente “hanno avuto un ruolo determinante nell’evoluzione sfavorevole del suo stato di salute”.
“Gravità delle ferite sottovalutata”
L’avvocato precisa che la gravità delle sue ferite “è stata ampiamente sottovalutata” e che ha quindi subito “complicazioni considerevoli alle quali sarebbe sfuggito almeno parzialmente in caso di una migliore presa a carico”.
A grandi linee, si tratterebbe di una maschera d’ossigeno mal posizionata su una 16enne, di un arrivo tardivo dell’ambulanza e dell’assenza di consapevolezza da parte dei soccorritori della gravità del suo stato di salute.
Pierluca Degni e Fabrizio Ventimiglia, dal canto loro, hanno scritto in due occasioni al Ministero pubblico. I due rappresentano gli interessi di una sedicenne italiana ustionata sul 40% del corpo e a lungo ricoverata in Italia.
“Mancanza di bombole d’ossigeno”
“Nelle ore successive al dramma, mancavano le barelle, ma soprattutto le coperte termiche e le bombole d’ossigeno”, afferma Fabrizio Ventimiglia, intervistato alla trasmissione 19h30 della RTS. “Eppure, le bombole d’ossigeno erano indispensabili affinché tutti i feriti potessero respirare immediatamente. Non potevano farlo a causa dei fumi tossici”.
Nella sua lettera indirizzata alle procuratrici, fa riferimento a un ritardo nella presa a carico che ha “inevitabilmente causato un aggravamento delle ustioni, così come problemi respiratori”.
“Rispetto delle vittime”
Fabrizio Ventimiglia e Philippe Nantermod hanno appreso mercoledì che il Ministero pubblico intendeva indagare sulla gestione dei soccorsi. L’avvocato vallesano, peraltro consigliere nazionale, non ha voluto esprimersi su questo punto.
Fabrizio Ventimiglia, invece, saluta l’iniziativa delle magistrate. “Indagare sulla gestione dei soccorsi è una questione di rispetto delle vittime, dei feriti e delle loro famiglie. È essenziale soffermarsi su ogni aspetto di quella notte drammatica e tragica”.
Contattato dalla RTS, il Ministero pubblico non ha voluto commentare la sua decisione.
La dichiarazione dei soccorritori
Chiamata in causa da alcuni avvocati, l’Organizzazione cantonale vallesana dei soccorsi (OCVS) non ha voluto rispondere alle domande della RTS. Ha tuttavia diffuso un comunicato stampa nel quale si dice sorpresa delle “accuse riguardo alla gestione del drammatico evento avvenuto a Crans-Montana”.
L’OCVS scrive che “le squadre impegnate sul terreno sono sempre composte da professionisti qualificati specificamente formati per la gestione di situazioni d’emergenza in contesti con vittime multiple”.
Precisa che “la valutazione, che si basa su protocolli collaudati, mira a dare priorità alle prese in carico in funzione dello stato clinico osservabile in un dato momento e in funzione della gravità della situazione sul posto”.
L’OCVS conclude segnalando che “per rispetto delle vittime e dei loro familiari” non commenterà ulteriormente “le affermazioni mosse contro il nostro dispositivo”.

Crans-Montana, l'Italia si costituisce parte civile
Telegiornale 29.04.2026, 20:00










