Soffrono in Ticino, come nel resto delle Alpi, i bacini di accumulazione per la produzione di energia idroelettrica. A confermarlo è il dato relativo al loro grado di riempimento, comunicato mercoledì dall’Ufficio federale dell’energia. Siamo al 37% della capacità, il secondo valore più basso degli ultimi dieci anni. Peggio di così era andata solo nel 2022 quando in questo stesso periodo si arrivò al 32%. Era l’estate in cui diversi comuni furono costretti a imporre il divieto di uso non essenziale dell’acqua.
Veronesi: “Qualche temporale non basta”
Per ora siamo solo a livello di avvisi, ma da non prendere alla leggera. Come spiega a SEIDISERA Mauro Veronesi, capo dell’Ufficio cantonale della protezione delle acque: “È un indicatore che la situazione comincia a diventare un po’ critica. In termini di approvvigionamento di acqua potabile i dati mostrano che i livelli di falde, fiumi e anche dei laghi tendono a diminuire nel tempo”. Qualche temporale, come quelli che stanno scacciando la canicola, non basta, sottolinea ancora Veronesi: “Rinfrescano l’aria, ma non è che portino grossi quantitativi d’acqua. Non bastano quindi a ricaricare le falde e le sorgenti, se la situazione continua così potrebbero servire ulteriori misure. Perché l’acqua penetri nel suolo sarebbero invece necessarie delle piogge prolungate nel tempo, regolari e non violente. Queste causerebbero solo danni o erosioni”.
In inverno potrebbero salire i prezzi dell’energia
Determinanti saranno le prossime settimane, ma soprattutto la prima parte dell’autunno. Si tratta di rimediare a un inverno con poca neve, una primavera piuttosto secca e un giugno torrido. In queste condizioni il riempimento dei bacini, che inizia generalmente a maggio, sta risultando difficoltoso. Chi produce energia elettrica deve utilizzare l’acqua dei bacini e non si riesce ad accumularla soprattutto perché non piove in Ticino, ma piove poco anche oltre San Gottardo. Una situazione confermata da Andrea Baumer, caposezione genio civile delle Officine idroelettriche della Maggia e di Blenio: “La conseguenza è che rischiamo di arrivare a inizio inverno con i bacini non completamente pieni”.
Nel prossimo inverno la prospettiva è di dover importare energia elettrica dall’estero, a prezzi maggiorati: “È chiaro che se c’è meno disponibilità i prezzi a loro volta aumentano”, osserva Baumer. “Se la situazione persiste per diversi anni, gli stessi distributori avranno degli oneri maggiori. Però non si può ancora parlare di un legame diretto tra poca acqua e aumento dei costi”.
SEIDISERA del 01.07.26, il servizio di Marcello Ierace










