Ticino e Grigioni

Zali e quegli audio diffusi online: riempila di botte, io l’ho pestata

File pubblicati in rete gettano un’ombra sul presidente del Governo ticinese – La politica chiede chiarimenti - Il ministro annuncia denunce: violazione strumentale della mia sfera privata

  • Oggi, 13:32
  • 1 minuto fa
Claudio Zali in un'immagine d'archivio
17:12

Radiogiornale

Radiogiornale 22.07.2026, 12:30

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Di: Redazione RSI Info 

“Riempila di botte (…) Io quando è venuta a casa mia l’ho pestata”. A parlare non è una persona qualsiasi: è il presidente del Governo ticinese, il leghista Claudio Zali. Si tratta di un segmento di una conversazione più lunga e avvenuta qualche anno fa, pubblicato di recente su un profilo Instagram anonimo, che coinvolge appunto il direttore del Dipartimento del Territorio e una seconda persona: una donna che, da nostre verifiche, Zali conosce bene. File che quest’ultima ha registrato all’insaputa del ministro. Audio, diventati ora di dominio pubblico, che la RSI ritiene autentici, avendoli anche potuti inserire nel contesto di una conoscenza prolungata tra i due. Zali parla in questi termini di un’altra donna, che avrebbe stalkerizzato la sua interlocutrice.

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Zali e gli audio su Instagram

SEIDISERA 22.07.2026, 18:00

Come emerge dall’audio, Zali suggerisce alla persona con cui è al telefono di usare la violenza e sottolinea che lui stesso, riferendosi all’altra donna, l’ha già “pestata”. Non sappiamo se questo sia successo davvero, ma il solo fatto di proferire queste parole getta un’ombra su un membro del Governo. I contenuti dei messaggi postati su Instagram, da noi ascoltati nella loro interezza, sono anche altri: in uno Zali dice che, per risolvere una questione riguardante una terza donna, gli “viene in mente” di chiamare “un amico di Milano che non mi tradirebbe mai”. “Non dirmi che non ci pensi anche tu a queste cose, almeno a farlo personalmente”, aggiunge il ministro. No, non ci penso, è la risposta della donna.

La Procura non commenta

Intanto, da noi interpellato sui contenuti delle registrazioni e sulla loro possibile rilevanza penale, il Ministero pubblico non si esprime e non rilascia dichiarazioni.

La politica reagisce

Nel frattempo, dopo la pubblicazione online di questi audio, come anticipato dal Corriere del Ticino, i presidenti di Centro, PLR e Partito socialista hanno chiesto chiarimenti. In una lettera congiunta indirizzata a Claudio Zali e inviata in copia agli altri membri del Consiglio di Stato, Fiorenzo Dadò, Alessandro Speziali e Fabrizio Sirica scrivono che le registrazioni diffuse online fanno emergere “affermazioni riguardanti fatti e circostanze che destano profonda preoccupazione per la loro gravità, in quanto riferiti a potenziali questioni di violenza nei confronti di una donna”. Mettono poi l’accento sul fatto che materiali di questa natura, che coinvolgono direttamente un’alta carica dello Stato, pongano “inevitabilmente una questione di fiducia e credibilità istituzionale”. La lettera si chiude con queste parole: “La funzione pubblica esige equilibrio, rispetto delle persone e la piena consapevolezza del valore esemplare di ogni comportamento tenuto da chi è chiamato a governare il Cantone. Ciò deve valere nei fatti così come nella percezione da parte della cittadinanza. Per queste ragioni, riteniamo che questa situazione non possa essere confinata nel silenzio. Nell’interesse delle istituzioni e della fiducia che i cittadini ripongono in esse, le chiediamo di assumere personalmente e il prima possibile un’iniziativa responsabile affinché lei chiarisca pubblicamente questa situazione”.

Zali pensa alle denunce

Non siamo riusciti a contattare Claudio Zali per una presa di posizione, ma nel frattempo lui stesso ha diffuso un comunicato stampa in cui parla di una “nuova e strumentale violazione della mia sfera privata”. Zali punta il dito contro i tre presidenti di partito, accusandoli di avvalersi di registrazioni illegali per scopi elettorali.

Questo il testo integrale del comunicato:

“In relazione a quanto pubblicato oggi dal Corriere del Ticino prendo atto, con rammarico, di una nuova e strumentale violazione della mia sfera privata, stavolta a mano di presunte registrazioni risalenti a parecchi anni fa, che qualora a me attribuibili, sarebbero state effettuate a mia insaputa e sarebbero dunque a tutti gli effetti frutto di reato.

Allo stesso modo, è inaccettabile il comportamento dei tre presidenti di partito che per evidenti scopi elettorali si avvalgono di registrazioni palesemente illegali per esercitare pubblicamente pressioni indebite nei confronti di un Consigliere di Stato.

Di conseguenza, mi vedo costretto, a mia tutela, a procedere penalmente nei confronti di tutte le persone coinvolte, ivi compresi evidentemente Fiorenzo Dadò, Alessandro Speziali e Fabrizio Sirica. Sarà dunque il Ministero pubblico a svolgere tutti gli accertamenti del caso nell’ambito di un procedimento penale del quale chiederò l’avvio nei prossimi giorni, in cui il mio ruolo, tengo a precisare, sarà quello di denunciante e parte lesa, e non di accusato.”

“No comment” da parte del Governo e della politica

RSI ha tentato di raggiungere i firmatari della lettera per un ulteriore commento, ma senza ottenere risposte. Dadò, Speziali e Sirica hanno rinunciato a rilasciare dichiarazioni, rimandando ai contenuti già espressi nella lettera. “No comment” pure dal collega di Governo di partito Norman Gobbi e dal consigliere di Stato Christian Vitta; irraggiungibili invece i consiglieri di Stato Raffaele De Rosa e Marina Carobbio.

Perché riproponiamo i contenuti degli audio

Gli audio diffusi online sono stati resi disponibili anche a RSI, che ha potuto ascoltarli e verificarli, ritenendoli quindi autentici. Abbiamo scelto, consapevolmente, di proporre la trascrizione, e questo nonostante le possibili conseguenze legali. Dato il tenore delle conversazioni che vedono protagonista un consigliere di Stato e, attualmente, presidente del Governo ticinese, riteniamo infatti che l’interesse del pubblico nell’essere correttamente e compiutamente informato sia preminente e superiore.

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