La BBC cambia pelle. Per la prima volta nella sua storia alla guida del più grande servizio pubblico radiotelevisivo del mondo arriva una figura completamente esterna al giornalismo: Matt Brittin, 57 anni, manager cresciuto in Google, dove ha guidato per quasi un decennio l’area Europa‑Medio Oriente‑Africa. La sua nomina arriva in un momento critico per l’emittente, reduce dalle dimissioni dell’ex direttore generale Tim Davie dopo lo scandalo legato al montaggio manipolato di un discorso di Donald Trump, trasmesso alla vigilia delle elezioni USA del 2024.
Per la sociologa Francesca Coin, intervistata da Alphaville, la scelta di Brittin segnala una svolta nel rapporto tra media pubblici e Big Tech. Pur privo di esperienza giornalistica, Brittin ha avuto un ruolo chiave nell’espansione dell’intelligenza artificiale generativa di Google: un profilo che, secondo Coin, incarna la nuova fusione tra narrazione automatizzata e produzione dell’informazione. In un settore già fragile, osserva Coin, la BBC sembra interrogarsi se sia possibile competere con i colossi digitali o se non sia piuttosto inevitabile lasciarsi inglobare dalla loro logica estrattiva. L’IA generativa, infatti, utilizza contenuti prodotti dai media per addestrarsi, mentre i riassunti automatici offerti dai motori di ricerca sottraggono lettori e, quindi, risorse economiche alle testate.
Per il sociologo della comunicazione Massimiliano Panarari, la nomina di Brittin conferma che la BBC sta diventando «una delle tante media company», immersa nella logica dell’economia dell’attenzione e del mercato globale dell’intrattenimento. È il tramonto della “cara vecchia signora”, custode del mandato educativo, informativo e culturale immaginato da John Reith. Al suo posto emerge un attore chiamato a competere in un ecosistema governato da algoritmi che orientano flussi informativi e comportamenti.
Un ex manager di Google ai vertici della BBC
Alphaville 27.03.2026, 12:05
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Il quadro è reso più complesso dal collasso del business model del giornalismo, passato in pochi decenni dal fondamento della democrazia liberale a merce subordinata alle piattaforme digitali. La precarizzazione della professione, il ricorso crescente alle querele temerarie e la delegittimazione politica del ruolo dei media minano ulteriormente la possibilità di un’informazione indipendente.
Intanto, le nuove generazioni si informano sempre più attraverso i social network: oggi il 42% dei giovani europei tra i 16 e i 30 anni li utilizza come fonte primaria. Un ambiente dove – come ricorda Coin – la manipolabilità delle opinioni è evidente, dagli algoritmi dell’attenzione alle derive politiche studiate anche in ambito accademico.
La BBC è dunque un caso emblematico di una trasformazione sistemica: tra crisi dei modelli economici, avanzata dell’IA e frantumazione dell’opinione pubblica. Una sfida che riguarda tutta l’Europa, come dimostra anche il dibattito svizzero sul futuro del servizio pubblico. La domanda, ora, è se le società democratiche sapranno ancora riconoscere nel giornalismo non un costo, ma una infrastruttura essenziale della vita pubblica.






