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Aurelio Amendola: un fotografo fra atelier, musei e capolavori

Sessant’anni di fotografia per raccontare l’anima degli artisti e delle loro opere

  • Oggi, 17:00
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Di: Francesca Cogoni 

Guardare una dopo l’altra le innumerevoli fotografie scattate da Aurelio Amendola (Pistoia, classe 1938) significa non solo ripercorrere la storia dell’arte del Novecento ma anche scoprire e ammirare con sguardo nuovo i capolavori della scultura italiana dal Rinascimento fino alla modernità.

In oltre sessant’anni di carriera, il grande fotografo toscano ha ritratto con la sua fedele macchina fotografica ‒ la Hasselblad era la sua favorita ‒ i principali protagonisti dell’arte del secolo scorso: davanti al suo obiettivo si sono avvicendati Alberto Burri, Giorgio de Chirico, Fausto Melotti, Mario Schifano, Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Hermann Nitsch, solo per citarne alcuni. Tutti fotografati all’opera, nei loro studi e fucine creative, o comunque in contesti e occasioni peculiari; come lo scatto che ritrae de Chirico in gondola tra i canali veneziani, o come quello che raffigura Marino Marini in spiaggia in compagnia di un cavallo bianco. Sono immagini memorabili, che conducono dentro i luoghi di vita e di lavoro degli artisti, mostrandoceli da un punto di vista privilegiato, intimo, spesso amico.

 Aurelio Amendola, Hermann Nitsch – Vienna, 2012

Aurelio Amendola, Hermann Nitsch – Vienna, 2012

  • Aurelio Amendola

Una interessante selezione di questi scatti è allestita fino al 6 settembre 2026 nelle sale di Palazzo Reale a Milano, nell’ambito della mostra Aurelio Amendola. Capolavori fotografati. Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo. Le 85 fotografie esposte, realizzate tra il 1976 e il 2025, sono la testimonianza di un costante e appassionato dialogo fra Amendola e gli artisti e le opere incontrati lungo il corso della sua vita. «Le mie immagini parlano del mio sguardo, del mio punto di vista, del mio modo di intendere il mondo. Anche della qualità dei rapporti umani che nascono attraverso l’arte e la fotografia. Per questo ho molti amici artisti. Per questo mi piace fotografare l’artista nel suo ambiente. Talvolta basterebbe fotografare l’atelier per avere il vero ritratto di un artista» ha dichiarato Amendola. 

11:15
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Aurelio Amendola. Visti da vicino

Attualità culturale 29.03.2021, 12:45

Immagini che rivelano, appunto, profonde connessioni e rapporti di fiducia e stima, e che sono pervase di stupore e fascinazione, per esempio verso la maestosità del Duomo di Milano o la bellezza dei marmi lavorati da eccellenti maestri come Gian Lorenzo Bernini, Antonio Canova o Michelangelo, artista che Amendola ha studiato e osservato intensamente, per poterne catturare tutta la straordinaria sapienza scultorea. È proprio grazie alle fotografie dedicate all’opera michelangiolesca che Amendola è stato nel 2007 il primo fotografo in assoluto a esporre al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

Autodidatta, fedele all’analogico, dotato di uno sguardo sensibile e attento, con il solo ausilio della luce, naturale o artificiale, Aurelio Amendola ha dato vita a un corpus di fotografie che vanno al di là della pura documentazione. Il suo è un lungo e incessante racconto dedicato all’arte, nato dal desiderio e dalla volontà di immortalare il modus operandi degli artisti, svelandone lo spazio di lavoro, gli strumenti, i gesti, la materia. Insomma, Amendola ha fotografato l’arte nel suo farsi (nel caso degli artisti coevi) o nella sua eterna meraviglia (se parliamo delle sculture rinascimentali), in modo genuino e senza filtri, lasciando gli artisti liberi di muoversi ed esprimersi e dedicando alle opere il giusto tempo, concentrazione e silenzio.  

Aurelio Amendola, Emilio Vedova – Venezia, 1987

Aurelio Amendola, Emilio Vedova – Venezia, 1987

  • Aurelio Amendola

Come lui stesso ha dichiarato, nel corso del suo percorso di fotografo Amendola non ha fatto altro che seguire due semplici ma preziosi consigli ricevuti agli esordi della sua carriera dallo scultore pistoiese Marino Marini: far “parlare” le sculture con la luce e far vedere alla gente quello che non vede. A giudicare dai risultati, si direbbe che abbia seguito abilmente i consigli del suo primo estimatore. Già, perché fu proprio Marini a scegliere Amendola come fotografo delle sue sculture, dopo essere rimasto colpito dal suo primo volume fotografico, Il pulpito di Giovanni Pisano a Pistoia (1969). Appena trentenne, Amendola si era da poco introdotto nel mondo dell’arte, ma sapeva già catturare alla perfezione la forza plastica delle opere ritratte. Qualche anno dopo, fu la volta di Alberto Burri, con cui nacque una solida amicizia e una lunga collaborazione durata fino alla morte dell’artista. Gli scatti che mostrano Burri con la fiamma ossidrica, intento a realizzare le sue rivoluzionarie “combustioni”, restano tutt’oggi fra le immagini più emblematiche dell’arte del XX secolo. Si avviava così la splendida avventura fotografica di Aurelio Amendola, sempre in equilibrio tra antico e contemporaneo, azione e contemplazione.

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