Vent’anni per trasformare un museo da luogo di conservazione a spazio di relazione. È il percorso compiuto dal Museo cantonale di Storia naturale, che attraverso la mediazione culturale ha progressivamente ridefinito il proprio ruolo, aprendosi a pubblici diversi e a nuove modalità di condivisione del sapere. In occasione dell’anniversario, dal 29 al 31 maggio il museo propone Voci dal Museo, un fine settimana di appuntamenti e attività condotte dalle persone e dalle realtà culturali che negli anni hanno collaborato alla vita del museo.
Alla base di questo cambiamento, come emerge dalle parole di Pia Giorgetti Franscini, responsabile della mediazione culturale e ospite ad Alphaville, c’è stata una doppia spinta: da un lato le esigenze della scuola, che cercava nel museo un complemento didattico, dall’altro le domande di una società sempre più attenta ai temi ambientali. Ne è nato un progetto orientato a rendere il museo un luogo attivo, capace di “animare” i reperti e di trasformarli in strumenti di dialogo.
In questo percorso, la mediazione non è rimasta immutata. Franscini parla di una vera e propria metamorfosi: l’idea originaria è rimasta, ma si è declinata in forme sempre più inclusive e partecipative, adattandosi ai cambiamenti del pubblico e del contesto sociale. Il museo si è così configurato come un’estensione dell’esperienza del territorio, un luogo in cui ciò che si osserva fuori trova una narrazione e un approfondimento all’interno.
20 anni di mediazione culturale
Alphaville 27.05.2026, 12:05
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Il quadro si inserisce in un dibattito più ampio, richiamato dalla storica della scienza Elena Canadelli, secondo cui i musei stanno attraversando una fase di ripensamento profondo. La mediazione culturale, oggi, è legata ai temi dell’accessibilità e dell’inclusione, e riguarda non solo la trasmissione dei contenuti, ma anche la possibilità di rendere comprensibili e condivisibili patrimoni complessi, materiali e immateriali.
Per i musei di storia naturale, questa sfida si traduce spesso nella necessità di raccontare realtà non più visibili. Luca Zulliger, direttore del Museo dei fossili di Meride, sottolinea come il lavoro di mediazione consista nel rendere accessibile un passato remoto, fatto di ambienti e specie scomparse. A questo scopo si affiancano strumenti diversi: ricostruzioni, modelli, tecnologie immersive, ma anche e soprattutto il ruolo delle guide, chiamate a costruire un ponte tra contenuti scientifici e pubblico.
Proprio l’elemento umano resta centrale anche nell’esperienza del Museo cantonale. Nonostante l’apporto delle tecnologie, la mediazione continua a basarsi sulla relazione diretta, sulla capacità di coinvolgere e di trasmettere interesse.
All’interno di questo percorso l’appuntamento Voci dal museo prevederà attività, escursioni e occasioni di incontro, ma soprattutto offre uno sguardo sul lavoro svolto dietro le quinte, fatto di relazioni e sperimentazioni.






