Varcare la soglia di Fuori misura, alla Kromya Art Gallery di Lugano, è un po’ come entrare in un ambiente che ha deciso di cambiare le regole del gioco. Il visitatore viene accolto da volumi morbidi e imponenti.
L’intento è quello di sorprendere lo spettatore all’ingresso con questa massa di volumi ingombranti che però, per assurdo, sono volutamente leggeri.
È il primo segnale del nuovo capitolo che Alex Dorici inaugura con questa esposizione, in cui introduce nuovi materiali nella sua ricerca: granito e gommapiuma.
Il titolo Fuori misura non rimanda soltanto alle dimensioni delle opere, ma a una precisa intenzione: incrinare l’idea tradizionale di fruizione, quella del quadro centrato sulla parete. Dorici costruisce invece ambienti che spiazzano: ciò che appare massiccio si rivela leggero, mentre gli elementi più piccoli, i blocchi di granito, diventano fermi e pesanti, quasi inevitabili. La convivenza tra gommapiuma e pietra densa ribalta la relazione tra scala, peso e presenza, generando un’instabilità percettiva che accompagna il visitatore fino alla sala finale, dove l’opera è legata al concetto di ombra e al modo di definire ciò che vediamo.
Il rosso attraversa l’intero percorso espositivo: è il colore con cui Dorici realizza i suoi lavori più importanti in termini di dimensione e quello che, a suo avviso, dialoga meglio con lo spazio, sia naturale che urbano.
Un po’ di rosso svizzera sulla cima delle Dolomiti
Laser 02.10.2025, 09:00
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Alla Kromya, il colore diventa un elemento di coerenza interna, ma soprattutto annulla le gerarchie tra materiali diversi, rendendoli parte di un unico organismo espositivo. Anche l’allestimento partecipa alla costruzione del significato: non supporto, ma struttura attiva, parte integrante di un progetto che alterna interventi site-specific, sculture, lavori su plexiglas, dipinti e box installativi autonomi.
Un rapporto con lo spazio nato lontano dalle gallerie
Questo modo di pensare l’ambiente come una materia viva arriva da lontano. Dorici ha costruito il suo linguaggio attraverso anni di sperimentazioni, affinando scelte, ridisegnando approcci, ampliando il ventaglio dei materiali. Nel tempo si sono smussati gli slanci più ribelli e punk degli inizi, ma non si è mai dissolta l’urgenza di misurarsi con superfici e luoghi reali.
Molto prima delle installazioni museali, Dorici usciva furtivamente di notte con rotoli di nastro adesivo per intervenire su ampie vetrate, ingressi inutilizzati: non per marcare territorio, ma per restituire visibilità a angoli trascurati, Con il tempo, quel linguaggio fatto di materiali semplici lo ha portato a occupare interi ambienti, rivestendo pareti e percorsi in modo da trasformare chi entra in parte viva dell’opera.
È in questa traiettoria che si inserisce anche l’esperienza dell’Artelier, lo spazio creativo ed espositivo che Dorici ha gestito dal 2004 e che per anni ha animato la scena alternativa luganese. Un luogo vivace e prezioso, trampolino per artisti e curatori, la cui chiusura nel 2025 ha segnato la fine di una stagione culturale importante

Benvenuti all’Artelier!
RSI Cultura 05.02.2025, 12:00
Quell’eredità di libertà, sperimentazione e prossimità agli spazi reali riaffiora ora sotto nuove forme, con materiali diversi ma con la stessa volontà di trasformazione.
La sorpresa come materia prima
In Fuori misura, la relazione con il pubblico resta un elemento chiave. Quello che continua ad affascinarlo è lo sguardo di chi entra per la prima volta, soprattutto quando riconosce uno spazio già noto e lo ritrova completamente trasformato . Ed è forse questo il cuore della mostra: la capacità di cambiare la percezione di un luogo, di spingere lo spettatore a ricalibrare le proprie “misure”.
Mi piace l’idea di prendere uno spazio e riuscire a trasformarlo anche con una cosa molto, molto minima.
In fondo Fuori misura dimostra che basta alterare un materiale, un colore o una distanza per riscrivere l’intero modo in cui abitiamo lo spazio.
https://www.rsi.ch/s/2418186

