1946-2026

Cosa c’è dentro l’aggettivo “lynchiano”

Avrebbe compiuto oggi 80 anni il maestro del cinema americano, la cui filmografia è diventata nel tempo una cifra inconfondibile: lynchiana. Dei suoi film, però, non cogliamo sempre tutto, quasi mai. E va bene così

  • Oggi, 10:00
  • 2 ore fa
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Di: MrS 

Come spesso si dice in questi casi, è uno dei pochi che è diventato un aggettivo: quando dici lynchiano a uno a cui piace il cinema, quello capisce subito. Ma non fino in fondo. Nel senso che poi, tutti noi che abbiamo amato il cinema di David Lynch, se ci dici lynchiano capiamo, però allo stesso tempo non capiamo i suoi film. O meglio: capiamo qualcosa, però ci rimane sempre un fondo di mistero. Anche più di un fondo: nella terza serie di Twin Peaks c’è una puntata intera fatta praticamente di immagini a caso – esplosioni in bianco e nero, roba del genere.

I commenti su YouTube – che sono il genere letterario più importante quando si tratta di capire la contemporaneità – raccontano perfettamente quello che è il sentimento popolare degli anni Venti, nei confronti del cinema di David Lynch. Sotto i video di segmenti tagliuzzati dei suoi film più famosi – che si tratti di un dialogo in un diner americano che si conclude con la scoperta dell’uomo nero, o di Nic Cage e Laura Dern che sfrecciano in auto per le highway americane e si fermano in mezzo al nulla per ballare un rock sfrenato – uno dei commenti più gettonati è molto semplice: «Non ho capito niente». Variazioni sul tema: «Cosa stanno facendo?» «Mi spiegate la trama, per favore?». La sensazione di mistero rimane, anche nei nostri tempi, che si sa, il mistero lo amano poco.
Sarebbe contento Lynch, che rifiutava ostinatamente di spiegare i suoi film, che credeva nell’esperienza della visione, e che ha insegnato a una generazione di spettatori che non capire tutto di un film va bene. O di una serie TV, ovviamente.

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Morto David Lynch

Telegiornale 17.01.2025, 12:30

A proposito di Twin Peaks. Tra le mille rivoluzioni cinematografiche che Lynch ha messo in scena c’è ovviamente quella della cosiddetta prestige TV, che forse è la più importante, visto che quel tipo di televisione è, semplicemente, la cultura pop del ventunesimo secolo. Lynch per primo ha dimostrato, al pubblico, ma anche ai produttori di Hollywood, che si può fare una televisione di altissima qualità produttiva e artistica contemporaneamente. Quando Twin Peaks arriva sugli schermi americani, l’idea di serialità televisiva è tipo: I Robinson, Ralph Supermaxieroe, McGyver. Che, per carità, vanno benissimo – però rispetto al nano che balla nella stanza rossa coi flash, è un bel salto. Non so se è corretto dire che senza Twin Peaks non ci sarebbe stata la televisione moderna, le serie, Breaking Bad e Il divano di spade, non lo so a dire il vero. Però è una possibilità. Sicuramente Twin Peaks ha aiutato, ecco. Una generazione di sceneggiatori e registi è cresciuta con quelle immagini, e inevitabilmente ha proposto nuova televisione lynchiana.

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Lynch, qui in un'immagine risalente al 2019

Ritratto di David Lynch

Alphaville 17.01.2025, 11:20

  • keystone
  • Natascha Fioretti

Altri motivi di modernità di David Lynch. Non solo le sue immagini, non solo le sue idee produttive, ma anche i suoi personaggi. Pensate a Cuore selvaggio: c’è una donna (la protagonista, Laura Dern) che ha subito un pesante trauma, una violenza, e che però si rifiuta di essere una vittima, continua a vivere la sua vita, l’amore, il sesso. Anche qui, siamo in anni in cui non si parlava ancora di empowerment femminile, eppure quel personaggio ne rappresenta una versione – meno banale di quasi tutte le altre, se volete. Certo, è un particolare, solo uno dei tanti.

Poi c’è tutto il resto che sta dentro l’aggettivo lynchiano, e cioè le immagini strane, i simboli, roba che si può analizzare scrivere saggi interi –è stato fatto, non mi metto io a farlo qui. E il racconto della provincia – ad esempio in Velluto Blu – in cui la normalità diventa, in poche inquadrature, inquietante, grottesca, folle. Un’operazione sovversiva, se pensiamo a quella che è la tradizione americana. D’altronde, qui si trattava di fondarne una nuova, di tradizione: la tradizione lynchiana.

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  • Francesca Margiotta e Marcello Fusetti

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