cinema in sala

Mio fratello è un vichingo (e non è la cosa peggiore)

Il film grottesco, esilarante, melodrammatico del regista danese Anders Thomas Jensen è pieno di matti che si credono popstar degli anni Sessanta - e racconta molto della vita di noialtri che ci pensiamo “normali”

  • Un'ora fa
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  • Plaion Pictures
Di: Alessandro Bertoglio 

Anker (Nikolaj Lie Kaas) esce di prigione dopo 15 lunghi anni, desideroso di recuperare i milioni che ha lasciato sepolti in seguito alla rapina che lo ha portato a scontare la sua pena. Il bottino lo ha lasciato al fratello Manfred chiedendogli di proteggerlo. Sfortunatamente, Manfred (Mads Mikkelsen con una pettinatura improponibile, e occhiali con montatura metallica retrò) ha sviluppato un disturbo mentale che gli fa dimenticare tutto. Di più: è convinto di essere John Lennon e pretende, salvo incredibili scatti di ira, anche autolesionistica, di essere chiamato John. I suoi ricordi si sono fatti confusi e inaffidabili, sospesi tra la citazione di testi dei Beatles, rune vichinghe e con il corredo di diversi traumi irrisolti. ma per Anker, l’unico modo per recuperare il malloppo è sperare che Manfred riesca a ricordare il nascondiglio. I due partono così per un viaggio alla ricerca del denaro, finendo per indagare sulla memoria, l’identità e i modi assurdi con cui affrontiamo il dolore.

Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e allo Zurich Film Festival, Mio fratello è un vichingo è un film incredibilmente divertente, inaspettatamente commovente e decisamente violento, umori che in alcuni casi ci assalgono nel breve volgere di una scena. La sceneggiatura è perfetta e ci trasporta da quello che può sembrare un film su una rapina, a quello che si dipana come un melodramma familiare. Il tutto narrato con quel tocco surreale e iperbolico che non guasta mai, con tanta musica… “non professionistica”. Perché la tappa nel reparto psichiatrico dove Manfred viene momentaneamente internato, gli permette di incontrare altre persone con un marcato disturbo della personalità: anche loro si credono tutti parte dei Beatles, in particolare un fantomatico Ringo Starr già legato ad un altro paziente che si alterna ad essere Paul e George (e non solo). Così il ritorno nella casa d’infanzia, dove verosimilmente il bottino è nascosto, si trasforma in un totale delirio. La casa è ora un Air B&B; gli ex compari di Anker nella rapina tornano a farsi vivi per reclamare la loro parte e, ovviamente, i nuovi Beatles si preparano al loro show.

22:36
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“No Other Choice”

Indovina chi viene al cinema 28.02.2026, 12:45

  • Ti-Press / Gabriele Putzu
  • Moira Bubola e Alessandro Bertoglio

Questo film è Jensen al 100%, un delicato equilibrio tra tragedia e farsa, risate tra le lacrime, umorismo grottesco. Una tragicommedia in cui nessuno è completamente sano di mente, ed è quello che fa star bene lo spettatore, deliziosamente spiazzato. Mads Mikkelsen è fenomenale: siamo abituati a vederlo nei panni di un freddo e cinico cattivo hollywoodiano, ma in quelli di un uomo nevrotico, fragile e imprevedibile, supera veramente sé stesso. Il tutto in un film corale, con ogni personaggio scritto e rappresentato alla perfezione, a cominciare da Kardo (Hamdan Razzazi) che nella sua follia schizofrenica passa dall’essere Paul McCartney a Björn degli ABBA.

La fragilità umana, rappresentata dal gruppetto di malati mentali, in questo contesto dove il grottesco e il banale coesistono, non sfocia mai nel cattivo gusto, anzi affronta senza esitazione il trauma e rifiuta facili moralismi. Jensen non si prende mai gioco dei suoi personaggi: audace e imprevedibile, ci porta invece a riflettere sull’identità, la famiglia e i modi in cui ci relazioniamo con gli altri.

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Achille Lauro durante l'esibizione del brano Perdutamente

In sala e a Sanremo

Passaggi 26.02.2026, 15:05

  • Imago
  • Elisa Manca

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