Dopo l’esplosione negli anni ’90 con E.R. – Medici in prima linea, il filone dei medical drama non sembra esaurirsi: continua a essere una delle scelte preferite di autori e registi, che ancora oggi propongono con successo nuove produzioni dedicate al mondo ospedaliero. Succede anche al cinema, anche lontano da Hollywood: L’ultimo turno (Heldin) è il film della regista e sceneggiatrice argoviese Petra Volpe, arrivata alla shortlist per l’Oscar come miglior film straniero.
L’opera ha già raggiunto traguardi importanti: distribuita in numerosi Paesi europei e approdata sui maggiori servizi di streaming, ha conquistato un pubblico internazionale grazie al tema politico – la carenza di personale socio-sanitario negli ospedali – e (soprattutto) alla forza della scrittura e della regia di Volpe, nonché dell’interpretazione della protagonista Leonie Benesch.

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Durante la Berlinale, Volpe ha raccontato di essersi immersa nel mondo ospedaliero: «Ho fatto molte ricerche, interviste a infermieri, ho lavorato anche negli ospedali». Questa esperienza diretta non è stata solo preparatoria, ma ha permesso alla regista di cogliere le criticità reali del sistema sanitario svizzero e di tradurle in immagini. Il film, infatti, mette in luce problemi concreti: entro il 2040 mancheranno 40mila infermieri. Secondo Volpe, il personale è sottoposto a stress e pressione costanti e, in gran parte, si tratta di donne (circa il 70%), spesso sottopagate: «Per me questa è una cosa per cui si deve lottare», commenta la regista, sottolineando la dimensione femminista del tema.

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Questa attenzione alla realtà sociale non è isolata, ma si inserisce in una tradizione narrativa ben radicata. Il legame tra fiction e realtà, infatti, non è nuovo: come ha ricordato (a Charlot) Luca Barra, storico della televisione, le tematiche sociali sono sempre state presenti nei medical drama, soprattutto dagli anni ’90. Alcune serie affrontano persino il tema delle assicurazioni, centrale negli Stati Uniti: New Amsterdam, ad esempio, denuncia la commercializzazione estrema della sanità.
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Accanto alla denuncia sociale, però, c’è un altro ingrediente che ha contribuito al successo del genere: l’approccio empatico, basato sull’ascolto del paziente. È il segreto di Doc – Nelle tue mani, serie italiana di grande successo che ha avuto persino un remake americano. La fragilità del medico che diventa paziente umanizza la figura dell’esperto e la rende più vicina al pubblico, trasformando la narrazione in un’esperienza emotiva oltre che informativa. E certo anche un personaggio popolarissimo come quello di Meredith Grey (che tra le altre cose rappresenta la pietra su cui è fondato il successo di una delle padrone di Hollywood dell’ultimo quarto di secolo, Shonda Rhimes) deve parte della sua fama all’irriducibile umanità che lo contraddistingue.
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Se L’ultimo turno di Petra Volpe rappresenta dunque l’ultima frontiera (svizzera) del genere, il medical drama rimane un caposaldo dell’intrattenimento moderno, tra fiction e descrizione realistica di una realtà complessa come quella del sistema socio-sanitario. Da un prodotto all’altro, cambiano le coordinate geografiche, ma rimane l’invito alla riflessione: cosa significa prendersi cura degli altri, in un sistema che fatica a prendersi cura di chi lavora al suo interno?






