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Fellini + Flaiano: amicizia “frivola” (ma anche un po’ romantica)

Le lettere tra il regista e lo sceneggiatore rivelano una relazione intensa, segnata da zuffe, abbandoni e riconciliazioni sincere. Tra i set di 8 1/2, I vitelloni, La dolce vita...

  • Oggi, 08:00
Ennio Flaiano e Federico Fellini con Anita Ekberg, 1960

Ennio Flaiano e Federico Fellini con Anita Ekberg, 1960

  • Wikimedia Commons
Di: Nicola Lucchi 

Tra Federico Fellini ed Ennio Flaiano l’amicizia funzionava come un numero di equilibrismo perfetto, ma come tale era costruita grazie a tanti scivoloni. Da Luci del varietà a Giulietta degli spiriti i premi non si contano, ma le zuffe sì. Memorabile la lettera che lo scrittore inviò al regista lamentandosi di non essere stato avvisato della conferenza stampa per Il bidone. Mesi di duro lavoro di cui Fellini sembra dimenticarsi quando si tratta di fare il nome degli sceneggiatori. «Il tuo sistema di propaganda non ci riguarderebbe se non ci rattristasse,» scrive Flaiano il 24 aprile 1955. «Ti dico anche che avere agito così con me e con Pinelli, ben sapendo quello che devi a me e a Pinelli, non è da furbi. Potrei scusarti con la tua vanità, ma se penso che tra noi c’erano dei legami di lavoro e di amicizia, non trovo più scuse. Siamo in pieno Rossellini, ma senza grandezza. A questo punto, caro Fellini, devo onestamente dirti: continua pure, ma non contare più su di me».

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  • IMAGO / Everett Collection

Per il «Caro Enniotto» sarebbero giunti altri validi motivi per tenere le distanze dall’ego di Fellini; per il regista che andava trasformandosi in un aggettivo buone ragioni per tornare a scusarsi. Durante le riprese di Le notti di Cabiria fu Flaiano a negarsi, ma nel Natale di quell’anno Fellini inviò la più dolce delle confessioni: «Da troppo tempo non ci vediamo più, ma io ti voglio bene lo stesso e mi viene voglia di scriverti per dirti che sei proprio tu il compagno di viaggio che spero di trovarmi vicino dopo morto all’inferno. Stasera ho addosso una gran malinconia […]. Tutte le volte che mi sento così sperduto e smemorato mi viene nostalgia di te».

Fellini sul set di Satyricon, 1969

Fellini sul set di Satyricon, 1969

  • IMAGO / Allstar

Impossibile non perdonare l’imperdonabile di fronte a tanta manifestazione d’affetto, ancor meno guardando le candidature agli Oscar che piovono dal cielo, ma è proprio sul volo per Los Angeles, in occasione delle nomination per 8 ½, che i contrasti si riaccendono. Il punto è che gli sceneggiatori sono stati isolati in classe turistica, mentre Fellini, ritenuto responsabile dello scherzo, siede in prima col produttore. Il 7 giugno del 1964, a pochi mesi dall’esperienza hollywoodiana e in relazione a degli scritti di Saviane e Rondi che mettono in discussioni ruoli e responsabilità nei capolavori del regista, Flaiano scrive a Fellini per rinnovare un addio: «Ciao, caro Fellini. Le amicizie frivole finiscono per una frivolezza. Tuttavia, come si dice in questi casi? Arrivederci e buona fortuna.» La risposta giunge cinque giorni più tardi: «Caro Flaiano, non ho mai avuto dubbi sulla frivolezza della tua amicizia, ma che vuoi farci, sei proprio fatto così e anche la lettera che mi hai scritto è frivola. Comunque, per me andava tutto bene lo stesso. Finisce la collaborazione? Mi spiace. Mi sembrava che in fondo ti divertivi a lavorare con noi e non ti facevo poi fare brutta figura come spesso ti capita con altri registi».

Cosa pensassero gli «altri registi» di queste frivolezze non è dato sapere, ma se frivole erano le amicizie, altrettanto frivoli erano i dissapori. È infatti Flaiano che, nel febbraio del 1969, scrive a Fellini dopo aver rivisto La dolce vita, sostenendo di averlo trovato ancora «affascinante» e «pieno di una realtà che ancora adesso si sta decifrando.» Pochi mesi più tardi, un’altra missiva dello sceneggiatore per complimentarsi del Satyricon, prima pellicola realizzata senza il suo aiuto, che lo «ha colpito, meravigliato, tenuto sveglio e, in fondo, deliziato».

Di risposta, una lettera con la quale suggellare una pace forse duratura per quanto artisticamente sterile: «Ennio caro, dirti che il tuo biglietto mi ha fatto più piacere che ricevere un Oscar sembrerebbe un po’ esagerato; ma è la verità e te lo devo dire proprio in nome di quella vecchia amicizia che ci disunisce (come dici tu) ma che però non è stata mai intimamente rinnegata (aggiungo io). Non credi che dovremmo vederci e stare un po’ insieme?» Sarà che la frivolezza, recitava un saggio romeno, «è l’antidoto più efficace al male di essere ciò che si è».

24:49
Il regista italiano Federico Fellini di fronte al ritratto di sua moglie, l'attrice italiana Giulietta Masina, all'inaugurazione di una mostra di fotografie del suo film "Le Notti di Cabiria" presso la Città Museo a Monaco di Baviera, Germania, 1970

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Alphaville 01.11.2023, 12:35

  • Keystone
  • Marco Pagani e Mario Fabio

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