- Probabilmente nessuno ti dirà che sei un bugiardo, così lo faccio io.
- Secondo me, tu ti comporti come una merda.
No, non è uno scambio di improperi tra due ragazzini a scuola o tra due avventori alticci di un bar: questo “botta e risposta” siglò nientemeno che l’atto finale della relazione amicale pluridecennale tra due registi che, insieme, segnarono indelebilmente la storia del cinema, ossia Jean-Luc Godard (1930-2022) e François Truffaut (1932-1984).
Il casus belli. Godard, sodale di Truffaut dai tempi della Nouvella vague, verso la fine del maggio 1973, con una missiva il cui incipit era: «Ho visto ieri Effetto notte...» (titolo della pellicola di Truffaut in cui viene raccontata la realizzazione di un film), accusò il regista di mostrare una visione patinata e “falsa” del fare cinema che nascondeva le reali dinamiche di potere che lo governano. Da lì, l’accusa di bugiardaggine.
Dopo quell’insinuazione, la risposta di Truffaut non si fece attendere e si concretizzò in una lettera di ben venti pagine di critiche e acidi sarcasmi.
Molte le motivazioni personali alla base (su quelle, gli psicanalisti per anni hanno elaborato teorie e contro-teorie), però oggi è interessante soprattutto cogliere il senso storico, politico e culturale di quell’evento.

Jean-Luc Godard, Françoise Truffaut
Lo scontro, infatti, aveva avuto origine in quell’interrogativo che ha attraversato tutto il Novecento e che continua a essere al centro del dibattito anche in questo primo quarto del XXI secolo: l’arte può prescindere dalla politica?
In gioventù, considerandola parte della “sovrastruttura” condizionata dai rapporti di potere economici, entrambi i registi avevano negato che l’arte potesse essere neutrale. Quando però entrambi cominciarono a girare i propri film, le loro traiettorie, estetiche e artistiche, iniziarono a divergere.
Lo sguardo filmico di Truffaut da subito si espresse in maniera intimista e classica: con film come La calda amante (1964) e Fahrenheit 451 (1966), dichiarò il suo desiderio di fare un cinema narrativo rivolto a tutti.
Godard scelse invece di épater le bourgeois. Sin dalla sua prima pellicola, À bout de souffle (Fino all’ultimo respiro) del 1960, in antitesi con gli obiettivi dell’amico, si ripromise infatti di decostruire il linguaggio cinematografico, anche a scapito della sua comprensibilità.
Jean-Luc Godard, maestro fino all’ultimo respiro
Alphaville 13.09.2022, 11:20
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Dopo l’entusiasmo dei primi tempi, con il passare degli anni Truffaut, vedendola reiterare da Godard film dopo film e giudicandola snob, dichiarò di non apprezzare più quell’impostazione. Critiche che spinsero Godard a rimproverare l’amico di essersi imborghesito e di essere troppo preoccupato del successo commerciale dei suoi film.
Ci sono alcune immagini che mostrano i due registi che insieme ad altri si aggrappano allo schermo cinematografico del Festival di Cannes per impedire la proiezione dei film e provocarne la sospensione. E’ il Maggio ’68, il maggio della rivolta che i due condivisero con entusiasmo, ma che, paradossalmente, segnò anche l’inizio della fine del loro legame. L’esperienza politica della primavera ribelle determinò infatti due reazioni opposte. Godard divenne un militante maoista: rinnegò il concetto di autore e dichiarò che il cinema tradizionale era morto: «non bisogna più fare film politici, ma fare politicamente i film». Truffaut invece rifiutò la politicizzazione dei film sostenendo che la posizione di Jean-Luc fosse ipocrita e dandy. Quasi scontata la risposta: Truffaut è un reazionario traditore della rivoluzione.
Al di là dello shock emotivo causato dalla fine di una bella amicizia nata nei cineclub parigini alla fine degli anni Quaranta, ecco l’origine politica di quella lettera con cui Truffaut definì Godard «rivoluzionario sul piedistallo».
Fu la fine. I due non si parlarono mai più per il resto della loro vita.
Esagerati? Difficile da dirsi per noi: siamo sicuri di avere gli strumenti per giudicare? Quella di Truffuat e Godard è infatti una vicenda di un mondo d’altri tempi in cui essere o non essere artiste engagé “faceva la differenza”... un mondo quindi molto distante dal nostro in cui la differenza la fanno il numero dei like e dei follower ai quali ci ha abituato lo spettacolo mainstream.
Truffaut, 40 anni dopo
Alphaville 21.10.2024, 11:45
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