Cinema

Meglio vincere i Mondiali o baciare Sharon Stone?

Da Cantona con Ken Loach a Maradona con Boldi, tutte le volte in cui il cinema si è appropriato dei miti del calcio

  • Oggi, 08:00
Eric Cantona in "Il mio amico Eric", 2009

Eric Cantona in "Il mio amico Eric", 2009

  • IMAGO / Allstar
Di: Michele R. Serra 

Calciatori e attori si trovano spesso nella scomoda posizione di essere celebrati come eroi e perfino modelli di vita, mentre vengono allo stesso tempo mal considerati quando si tratta di parlare di faccende serie: in fondo, gli attori nella vita recitano parole scritte da altri, e i calciatori, bè, sono tradizionalmente quelli con un vocabolario limitato, che di mestiere giocano a pallone – un impiego infantile per definizione, no?

Eppure c’è chi, tra le icone del calcio, è riuscito a farsi prendere molto seriamente sia in campo che davanti alla cinepresa, e perfino a entrare in contesti che non sembravano, a prima vista, quelli adatti a loro. Per dire: pensate a Eric Cantona. Solo la sua presenza poteva convincere Ken Loach a girare una commedia: Il mio amico Eric è piena di esilaranti duetti a base di canne e filosofia spicciola tra l’ex punta del Manchester United e il protagonista Steve Evets – che peraltro, lui sì, interpreta un personaggio quintessenzialmente Loach-iano, sfigatissimo quarantenne, lavoratore povero, senza più una donna, ma con ben due figliastri poco più che adolescenti in casa. Cantona è indiscutibilmente una faccia da cinema, con più di venti lungometraggi all’attivo in altrettanti anni successivi al suo ritiro, ma quel momento rimane un apice difficilmente replicabile, proprio perché di solito i calciatori finiscono in produzioni assai diverse.

Rimanendo in ambito britannico – non è mai un caso, quando si parla di calcio – un regista che ha da sempre la passione dei calciatori è Guy Ritchie, che ha reso suo attore-feticcio uno dei simboli della ruvidità della Premier League, quel Vinnie Jones autore di alcuni dei tackle più violenti della storia del calcio inglese. Jones si è calato perfettamente tra i gangster più o meno improvvisati di Lock & Stock e Snatch – Lo strappo, usandoli come trampolino di lancio per una carriera ricca e varia, arrivato perfino a farlo diventare un vero supercattivo in X-Men – Conflitto finale di Brett Ratner. Tornando a Ritchie, però, il suo capolavoro è senza dubbio l’uso di David Beckham in diversi film, sempre con notevole effetto sorpresa: dal cameo come proiezionista in The Man from U.N.C.L.E. al lievemente più corposo ruolo di “cavaliere incaricato di mantenere ordine nella fila per estrarre la spada nella roccia” in King Arthur – Il potere della spada.

Non vorrei insistere troppo sui calciatori d’oltremanica, ma è necessario citare almeno: la bandiera dell’Arsenal Ian Wright e il suo ruolo (da DJ radiofonico!) in The Kitchen di Daniel Kaluuya, sottovalutatissima pellicola fantapolitico-distopica arrivata su Netflix un paio d’anni fa; il centrocampista del Liverpool Stan Collimore, protagonista di un breve ma intenso incontro con Sharon Stone nella sequenza iniziale di Basic Instinct 2 (il tempo di qualche carezza, e finisce affogato nel Tamigi con tutta l’automobile, peraltro una rara Spyker C8 da mezzo milione di franchi/euro/dollari); Frank Leboeuf – francese, ma noto per il suo lustro abbondante nel Chelsea di Gianfranco Zola – che dopo essersi ritirato dai campi ha tentato di perseguire una carriera da attore, studiando all’accademia di Lee Strasberg e vivendo per un paio d’anni a Los Angeles. Decisione che non gli ha fruttato molto, se non un piccolo ruolo in La teoria del tutto di James Marsh, dove peraltro interpreta un ruolo indicato nei titoli di coda solo come “dottore svizzero” (è colui che comunica l’infausta diagnosi alla moglie di Stephen Hawking).  

Dalla cultura francese arriva la saga di Asterix, che ha offerto ruoli sullo schermo a due dei volti più noti degli ultimi tre decenni del calcio europeo, peraltro entrambi perfetti: Zinedine Zidane ironico e carismatico in Asterix alle Olimpiadi, Zlatan Ibrahimovic spaccone e invincibile in Asterix & Obelix – Il regno di mezzo.

Sylvester Stallone, Michael Caine, Pelé e John Huston sul set di "Fuga per la vittoria", 1981

Sylvester Stallone, Michael Caine, Pelé e John Huston sul set di "Fuga per la vittoria", 1981

  • IMAGO / Album

Ultima e doverosa citazione – all’interno di un elenco che appare inevitabilmente incompleto – per i due calciatori più leggendari della storia. Pelé in Fuga per la vittoria, ennesima prova del suo talento multipotenziale (per usare un termine che piace molto ai guru della psicologia contemporanea), che lo ha portato a essere attore, cantante e compositore, oltre che ministro dello Sport in Brasile. Diego Armando Maradona non ha in curriculum film di importanza o successo paragonabili, però ha Tifosi di Neri Parenti, con Boldi, De Sica e Abatantuono. Per il cinema italiano, si tratta di un livello di prestigio pressoché inarrivabile...

Correlati

Ti potrebbe interessare