Cinema americano da sempre significa divi, lustrini, grandeur, fiumi di soldi. O forse, non proprio da sempre: Roma non è stata costruita in un giorno, e Hollywood neppure. Pensiamo alla prima notte degli Oscar.
È stata celebrata nel 1929, anno non molto fortunato per gli Stati Uniti, soprattutto dal punto di vista economico. E infatti, anche la prima edizione degli Oscar aveva un retrogusto di Grande Depressione. Per dire: la vincitrice del riconoscimento come Miglior Attrice Janet Gaynor (nota anche perché pare sia lei, la donna a cui si ispirò Walt Disney per il volto di Biancaneve) ritirò il suo premio con un vestito comprato in un grande magazzino di Los Angeles – no, niente Versace su misura. Quella stessa sera, era stato organizzato un piccolo banchetto: nella pratica, un tavolo con toast ripieni di pollo alla piastra. Abbastanza per sfamare i poco meno di 300 invitati al Tutta la cerimonia si svolse in un quarto d’ora.
Primo banchetto, 16 maggio 1929, Roosevelt Hotel
Siccome l’Academy of Motion Pictures Arts and Sciences era nata da poco, aveva bisogno di finanziamenti, quindi le star e i produttori che parteciparono alla cena dopo la cerimonia dovettero contribuire con 5 dollari a testa – che all’epoca era l’equivalente di un centinaio di franchi oggi. Tra i demiurghi degli Oscar c’era il produttore Louis Mayer (sì, quello della Metro Goldwyn Mayer), che aveva pensato di dare dei premi per dare soddisfazione, e di conseguenza rabbonire senza spese eccessive, quelli che facevano i film. Già: i registi e gli attori, anche negli anni Venti, volevano le due cose che tuttora vogliono: libertà creativa e soldi.
Esattamente le richieste che, di solito, i grandi studi di produzione vedono come fumo negli occhi: non fare quello che vuoi, fai quello che noi pensiamo potrà avere successo – e soprattutto, non chiederci troppi soldi. Mayer intuì che dare premi, invece di soldi, sarebbe stata una buona soluzione. E premiare i film che meglio rispettavano i dettami degli studios, un ottimo metodo per dimostrare che la strada giusta, per registi e attori, era seguire i consigli della produzione. Ragionamento magari non raffinatissimo dal punto di vista psicologico, ma senza dubbio piuttosto furbo.
Facile, da questi pochi elementi, capire la distanza rispetto a quello che è diventata la cerimonia degli Oscar oggi: i grandi brand della moda si scannano per avere la possibilità di vestire una diva, lo champagne scorre a fiumi, la macchina dello spettacolo funziona a pieni giri, con decine di telecamere che riprendono ogni angolazione (vedremo cosa succederà nel 2029, quando la cerimonia, dal network ABC, si sposterà su YouTube). La prima cerimonia degli Oscar non fu trasmessa, semplicemente, da nessuno. Poi dal 1930 arrivò la radio, e dal 1953 la televisione. In compenso, fin dalla prima edizione ci furono polemiche.
Nel 1929 si discusse molto, ad esempio, riguardo alla possibilità di ammettere i film sonori: alla fine si decise che no, ancora questo nuovo ritrovato della tecnica non poteva essere ammesso, perché avrebbe comportato un ingiusto vantaggio per i film sonorizzati rispetto a quelli muti. Così, furono nominati solo film muti nelle categorie più importanti. Anche le reazioni dei premiati non furono intense come quelle che vediamo oggi: non perché ai tempi ci fosse maggiore cinismo, è che mancava l’effetto sorpresa. I vincitori infatti, erano stati annunciati tre mesi prima, sulle colonne del Los Angeles Times.
Kappa
Kappa 22.01.2026, 17:00
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