Filosofia e spirito universale

Riscoprire Rumi, il poeta che ha fatto danzare l’anima

Amore, silenzio e trasformazione. Il mistico sufi che parla al cuore di Oriente e Occidente

  • Oggi, 14:00
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A dervishe prepares for a 'Seb-i Arus' ceremony at Bahariye theater in Istanbul, Turkey, 12 December 2018

  • Keystone
Di: Guido Ferrari, giornalista, regista, autore per anni alla RSI

Il poeta e mistico Jalāl al-Dīn Rūmī (1207-1273) è oggi una delle figure spirituali più amate, sia in Oriente sia in Occidente. La sua forza sta nella semplicità: non parla con il linguaggio della filosofia o della teologia, ma con quello dell’esperienza interiore. Non è dogmatico, non impone dottrine: invita a scoprire l’amore come via verso il divino. Penso che sia proprio questa libertà dalle strutture religiose tradizionali a renderlo così vicino al sentire contemporaneo.

Rumi era musulmano e sufi. Il sufismo è la dimensione mistica dell’Islam: un cammino interiore volto alla ricerca dell’amore divino e della verità attraverso un percorso personale. I sufi erano asceti che cercavano una vita spirituale pura, basata sulla preghiera, la meditazione e il distacco dal mondo.

Il messaggio di Rumi ha un valore universale: riesce a parlare a cristiani, buddhisti, induisti, agnostici e a chiunque cerchi un cammino autentico.

Si è espresso attraverso la poesia, la musica e la danza: i celebri dervisci rotanti sono ancora oggi simbolo della sua via estatica verso Dio. La rotazione rappresenta il ritmo eterno della vita, morte e rinascita, e un invito a oltrepassare la realtà materiale per scoprire una dimensione superiore. L’atto di ruotare è un gesto meditativo per sospendere l’ego e avvicinarsi alla purezza dello spirito.

Rumi morì a Konya, Turchia, nel 1273. Vi si era trasferito nel 1228 da Balk – nell’odierno Afghanistan- dove era nato. Nel Mausoleo di Mevlana di Konya sono conservate le sue spoglie.

Il linguaggio del silenzio

Rumi conduce chi lo legge e lo ascolta al silenzio interiore, a quello spazio in cui la coscienza si apre al mistero. Con le sue parole:

• “Il silenzio è il linguaggio di Dio, tutto il resto è misera traduzione.”

• “Quando la mente tace, il cuore parla; ascolta con l’anima.”

• “Il silenzio non è assenza, è presenza totale.”

Il silenzio, per Rumi, non è vuoto, ma la dimensione in cui ogni verità si rivela.

L’amore come forza dell’universo

I suoi versi attraversano passioni, ferite, paure, gioie. Non eludono l’umano, lo trasformano. Per lui l’amore è la forza che muove il cosmo, la corrente che spinge ogni creatura verso la sua origine divina.

• “L’amore è l’onda che travolge ogni barriera e porta l’anima al suo ritorno alla sorgente.”

• “Non cercare l’amore fuori di te; dentro il cuore trovi il tuo amante.”

• “Tutto ciò che non è amore è ombra della verità.”

L’amore non è una meta, ma il cammino stesso: vivere nell’amore significa ritrovare Dio non fuori, ma nel cuore.

Unità e appartenenza al tutto

Rumi invita a guardare oltre l’illusione della separazione: ogni vita è parte di un unico tessuto. Questa visione lo avvicina tanto all’Advaita Vedānta e al buddhismo, quanto alla mistica cristiana.

• “Non sei una goccia nel mare, sei l’intero mare in una goccia.”

• “Ogni cosa che vedi separata è illusione; la verità è l’unità di tutte le cose.”

In questo orizzonte di unità, l’essere umano riscopre la sua appartenenza al Tutto.

La via della trasformazione

La poesia di Rumi è anche un invito al cambiamento, alla rinascita interiore.

• “Lascia che ciò che ti travolge diventi la tua scuola; ogni dolore e gioia ti trasforma.”

• “Non temere il cambiamento. Ogni trasformazione porta l’anima più vicina a se stessa.”

• “Trasformarsi significa diventare ciò che il cuore sa di essere.”

Per Rumi la vita è un continuo morire e rinascere, un lasciar andare ciò che eravamo per scoprire ciò che siamo destinati a diventare.

Per conoscere Rumi ci sono in italiano molte opere. Voglio qui citare “Poesie mistiche” curata da Alessandro Bausani, Rizzoli.

Un ponte verso il presente: Le quaranta porte

L’attualità di Rumi è evidente anche in opere contemporanee, come il romanzo Le quaranta porte di Elif Shafak, Rizzoli, tradotto in oltre trenta lingue. La protagonista, Ella Rubinstein, una donna americana apparentemente distante dalla mistica, ritrova il senso dell’amore e dell’interiorità attraverso la lettura di un manoscritto, Dolce eresia.

Il testo narra l’incontro, nel XIII secolo, tra Rumi e il derviscio errante Shams di Tabriz, la guida spirituale che trasformò Rumi da giurista e teologo a poeta dell’amore divino. Shams gli rivelò che l’amore autentico non conosce etichette, religioni o confini sociali: è pura vita, sorgente di unità e trasformazione.

Ogni “porta” rappresenta un sentiero di trasformazione interiore, un invito a superare il giudizio, l’ego, i condizionamenti e tutte le barriere che separano l’anima da ciò che è autentico e divino.

Attraverso l’amicizia e il dialogo tra Shams e Rumi nasce il cuore dell’insegnamento di Rumi: una “religione dello spirito” fondata su autenticità, intuizione e relazione viva con il divino.

Rumi conduce al dialogo interreligioso. Indica che la vetta della montagna è la stessa anche se i cammini sono diversi. Conducono alla pace, tolleranza, solidarietà.

Sono stato poche settimane fa a Konya, al mausoleo di Rumi. Un’aura di sacro che ti trasporta.

Lo spirito di Rumi è come un fiore bianco, luminoso in un paese ricchissimo di antiche memorie anche cruente.

Un fiore raro, da nutrire, da proteggere in un mondo da sempre confuso, che non riconosce la saggezza che è in noi.

44:42

Un sufi d’Istanbul

Grand Bazaar 11.01.2024, 15:35

  • Courtesy: Kudsi Erguner © Edoardo Genova+
  • Christian Gilardi

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