Filosofia antica

Il “demone della nostalgia”, Bonazzi svela la Grecia ribelle che plasmò Nietzsche

Dalle pantofole di Basilea al caos dionisiaco: come la riscoperta di una Grecia autentica ha scosso il ‘900 e continua a interrogarci sul nostro futuro

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“La nascita della tragedia dallo spirito della musica” di Friedrich Nietzsche (1./10)

Alphaville: le serie 19.01.2026, 12:35

  • Mauro Bonazzi ed Enrico Bianda
Di: Rod 

La Grecia antica, non come un idillio di marmo ma come un campo di battaglia di idee e passioni, è al centro di una serie che Mauro Bonazzi, autore del recente Il demone della nostalgia (Einaudi, 2025), anima ad Alphaville. Lontano da ogni semplice malinconia, Bonazzi mostra come la nostalgia sia, fin dall’antichità, una forza capace di modellare filosofia, politica e identità: un “demone” che continua ad abitare ciascuno di noi.

Bonazzi offre una prospettiva affascinante su come la grande crisi culturale tra Otto-Novecento abbia spinto filosofi e scrittori a rivolgersi alla Grecia non come a un passato remoto, ma come a una «sola e vera patria» dalla quale sentirsi esuli. Bonazzi ricostruisce con precisione la nascita di questi dibattiti, mostrando come il ritorno agli antichi sia percepito come l’unico modo per confrontarsi con una modernità in difficoltà. «Non c’è niente di meno pacifico del passato», ricorda, «ed è il modo in cui lo immaginiamo a dare forma al nostro futuro».

Già noto al pubblico per i suoi interventi radiofonici su Rete Due, Bonazzi guida gli ascoltatori in un viaggio attraverso le figure che più hanno reinventato l’immagine della Grecia. «In questa serie di dieci puntate vorrei raccontare la storia di un’ossessione: quella che, tra ’800 e ’900, ha spinto alcuni dei maggiori filosofi e scrittori a confrontarsi con la Grecia antica. Una storia che riguarda anche noi, oggi», spiega, introducendo il cuore della sua ricerca.

Protagonista della prima puntata è Friedrich Nietzsche e la sua Nascita della tragedia dallo spirito della musica. Bonazzi raccconta come il giovane Nietzsche, appena ventiquattrenne e da poco docente a Basilea, sfidi ogni convenzione con un’opera che, pur inizialmente ignorata - solo 625 copie vendute nei primi sei anni - rivoluzionerà la comprensione del mondo greco. La sua intuizione della coppia apollineo/dionisiaco come chiave interpretativa e la sua accusa a Euripide e Socrate di aver “ucciso la tragedia” restano tuttora decisive.

Nietzsche, spiega Bonazzi, ha infranto l’immagine rassicurante di una Grecia armoniosa, rivelando un universo molto più complesso e drammatico. «Che cosa si trova dietro al mondo greco? Qual è il grembo natale di tutto ciò che è greco? Non possiamo vedere se non la notte, l’orrore…», cita Bonazzi, evocando la visione nietzschiana di una civiltà che trova la propria grandezza nel coraggio di guardare in faccia il caos dell’esistenza.

La critica di Nietzsche a Socrate ed Euripide, accusati di aver rifiutato l’irrazionale per paura, apre la strada a una nuova lettura della modernità. Per Bonazzi, questa «tradizione che non ha saputo guardare in faccia la realtà, rifugiandosi in un mondo illusorio fatto di buoni sentimenti e pie illusioni» è all’origine della nostra crisi contemporanea. In ogni caso, le idee nietzschiane, inizialmente controverse, hanno poi influenzato profondamente pensatori come Heidegger, Thomas Mann, D’Annunzio, Freud e Munch, sostituendo l’immagine classica di Atene con una “Grecia arcaica, selvaggia, ctonia, dionisiaca”.

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