Psicologia

Il masochismo che non vediamo, come la sofferenza si nasconde nel quotidiano

Tra psicoanalisi e arte, Lingiardi racconta come il dolore possa diventare identità e possibilità di trasformazione

  • 5 gennaio, 14:00
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L’arcipelago del dolore

Alphaville 30.12.2025, 11:45

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  • Cristina Artoni
Di: Rod 

Frainteso, spesso ridotto a cliché, il masochismo resta uno dei territori più enigmatici della psiche umana. Un fenomeno che intreccia desideri, paure, legami affettivi e pressioni culturali, e che lo psichiatra e psicoanalista Vittorio Lingiardi, professore ordinario di Psicologia dinamica alla Sapienza di Roma, esplora nel saggio Farsi male. Variazioni sul masochismo (Einaudi, 2025). Un libro che indaga le ragioni profonde per cui ci si incastra in relazioni dolorose, si sabotano i propri successi o si finisce per incarnare, spesso inconsapevolmente, l’etichetta di “masochista”.

Intervistato ad Alphaville, Lingiardi osserva come la sofferenza possa trasformarsi in un’identità, un rifugio in un mondo percepito come vuoto o minaccioso. Dice: «Spesso definiamo masochistico un comportamento in modo frettoloso, ma il dolore che ci infliggiamo ha radici antiche, nascoste nei nostri primi attaccamenti». È un dolore, quindi, che non passa semplicemente: sedimenta, modella, orienta scelte e relazioni.

Uno dei nodi centrali del saggio riguarda il rapporto tra masochismo e genere. Lingiardi mette in discussione la tradizione psicoanalitica che «parlava di un masochismo femminile in qualche modo come un dato connaturato», ignorando il peso degli stereotipi culturali. Per decenni, ricorda, le aspettative sociali hanno spinto le donne verso ruoli di sacrificio e sopportazione, trasformando ciò che veniva presentato come “natura” in realtà in un prodotto culturale.

L’arte, per Lingiardi, è un osservatorio privilegiato per cogliere queste dinamiche. «L’arte, la poesia, il cinema, la letteratura è sempre un osservatorio privilegiato dei nostri funzionamenti psicologici, emotivi», afferma. Dai drammi di Madama Butterfly all’urlo di Anna Magnani in Bellissima, le opere artistiche diventano strumenti per «mentalizzare un dolore che altrimenti resterebbe muto», offrendo forma e voce a esperienze interiori difficili da nominare.

Il libro si chiude con una domanda cruciale. È possibile guarire dal masochismo? Lingiardi non offre scorciatoie, ma indica una via, ovvero riconoscere il dolore, dargli un nome, inserirlo nella propria storia. «Non esiste una vita senza sofferenza… Ma la grande differenza è un dolore riconosciuto e quindi elaborato, trasformato, compreso nel senso della propria storia, oppure un dolore muto». In questo percorso, la psicoterapia diventa uno strumento essenziale per sciogliere la “coazione a ripetere” e trasformare il passato in un futuro immaginabile.

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