Cristianesimo

Sorpasso laico in Italia, in tre città più studenti fuori dall’ora di religione che dentro

Ma Papa Leone invita a non fissarsi sui numeri: «La situazione non è diversa da quella di altri Paesi di antica cristianità». Le ore dedicate alla catechesi non sono mai inutili «anche se i partecipanti sono pochissimi»

  • Un'ora fa
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  • Foto di Austrian National Library su Unsplash
Di: Rod 

Per la prima volta, in tre grandi comuni italiani, gli studenti che hanno scelto di non seguire l’ora di religione superano quelli che invece la frequentano. A Monfalcone, in provincia di Gorizia, la percentuale dei non avvalentisi arriva al 57,48%, a Pinerolo (Torino) al 54,66% e a Firenze al 50,85%. Un vero sorpasso laico che riflette un’Italia in trasformazione, sempre più secolarizzata di anno in anno. Se questa tendenza dovesse proseguire, l’insegnamento facoltativo di religione vedrà un calo progressivo delle adesioni.

I dati, diffusi dall’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), provengono dalle statistiche ufficiali del Ministero dell’Istruzione e dalle province autonome di Trento e Bolzano. Il quadro generale è significativo: in sette regioni più di uno studente su quattro sceglie di non avvalersi dell’insegnamento.

Le percentuali più alte si registrano in Valle d’Aosta (34,46%), Emilia Romagna (30,65%), Toscana (30,60%), Liguria (30,10%), Lombardia (27,22%), Piemonte (27,02%) e Friuli Venezia Giulia (26,74%).

La Conferenza episcopale italiana, pochi giorni fa, ha commentato il trend nazionale cercando di mettere in luce gli aspetti positivi, senza però entrare nel dettaglio delle differenze regionali. In un messaggio rivolto agli studenti, i vescovi hanno definito l’ora di religione «una significativa occasione educativa», utile a comprendere il codice culturale del Paese. Hanno inoltre ricordato che «da molti anni, oltre l’80% degli studenti italiani decide di frequentare questa disciplina», considerata uno spazio di libertà, dialogo e responsabilità, capace di sostenere la crescita personale e culturale.

Nonostante ciò, il numero di chi rinuncia alla materia continua a crescere con costanza, circa dell’1% ogni anno. Anche per l’anno scolastico 2024-2025 si registra un’ulteriore diminuzione: 42 mila studenti in meno, un dato ancora più rilevante se confrontato con il calo complessivo della popolazione scolastica, pari a 120 mila unità.

Oltre ai tre comuni in cui si è verificato il sorpasso, altri centri mostrano percentuali molto elevate: Sesto Fiorentino (49,56%), Lugo (49,11%), Bologna (46,92%), Casalecchio di Reno (46,86%), Aosta (46,50%) e Scandicci (45,29%). All’estremo opposto, la Basilicata resta la regione dove l’ora di religione mantiene il maggior seguito, con solo il 3,26% di studenti che scelgono di non partecipare.

Due giorni fa, riflettendo su una situazione che riguarda non solo l’Italia ma gran parte dell’Europa, Papa Leone ha scritto che «il problema non sono i numeri, ma sentirsi Chiesa», pur riconoscendo che statistiche e rilevazioni «fanno riflettere». Sulla rivista Piazza San Pietro, il Pontefice ha risposto alla lettera di una catechista preoccupata per la difficoltà nel coinvolgere giovani e famiglie nella vita ecclesiale. L’ha incoraggiata a proseguire, ricordando che «la situazione nella quale Lei vive non è diversa da quella di altri Paesi di antica cristianità» e che le ore dedicate alla catechesi non sono mai inutili, «anche se i partecipanti sono pochissimi». Ha poi rilanciato un invito più ampio: «Il problema non sono i numeri - che, certo, fanno riflettere -, ma la sempre più evidente mancanza di coscienza nel sentirsi Chiesa, e non dei fruitori del sacro, dei sacramenti, magari per mera abitudine».

26:28
Massimo Recalcati

Buoni e cattivi maestri

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  • Gioele Anni

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