Ron Padgett

Nessuna poesia, se non nelle cose

Al di là dei segni sulla carta, la poesia sembrerebbe essere fatta di nulla. Ma di un nulla intenso, per parafrasare l'espressione di un maestro che da poco ci ha lasciati. Cosa fa sì che tra una riga e l'altra qualcosa si sprigioni, galleggi, resti a mezz'aria emanando luce, energia e forza d'attrazione? La poesia, credo, ha qualcosa a che vedere con la condensazione, la concentrazione e il tempo. Un po' come una roccia, essa necessita di una concomitanza di eventi, elementi e cortocircuiti che, a lungo andare, per una sorta di pressione interna, affiorano sulla superficie segnalando un territorio altro, abissale, dove volo e vertigine si intrecciano.

Spesso, poi, la figura del poeta assume toni mitici, perché capita – a volte – che vita e viaggio artistico si intreccino in una sorta di stravolgimento che lascia morti e feriti sul campo. Come dice un verso di Andrej Voznesenskij «la creazione è adolescenza», ardore, desiderio rinfocolato, «partenza»: il racconto delle «suole di vento» di Rimbaud, del tuonare vulcanico di Majakovskij o dell'erranza della Beat Generation ha contribuito all'immagine di un poeta nell'occhio del ciclone, che vive fisicamente quella serie di eventi a catena il cui esito definitivo è l'emergere del verso.

Eppure, per chi in tempi relativamente recenti ha avuto modo di vedere Paterson, il bellissimo film di Jim Jarmusch interpretato da Adam Driver, questa icona potrebbe risultare poco attrattiva rispetto al ritratto di poeta che la pellicola propone. Mr. Paterson, personaggio principale il cui nome è un tributo al poema di William Carlos Williams che vede come protagonista l'omonima città del New Jersey, di lavoro è autista e vive, manco a dirlo, proprio a Paterson assieme alla bellissima compagna Laura (Golshifteh Farahani) e al cane Marvin. Le sue giornate si assomigliano tutte: si sveglia accanto alla consorte, fa colazione, si reca alla centrale degli autobus e prima di cominciare il suo giro butta giù dei versi. La sera, rientrando, si ferma a bere una birra. Il giorno dopo tutto si ripete allo stesso modo. Una vita fatta di nulla, insomma.

Ma mentre lo spettatore assiste alla sua routine, man mano i versi di Mr. Paterson appaiono sullo schermo come gocce di pioggia. E se a una prima impressione questi risultano stranamente “oggettivi”, quasi privi di afflato, gradualmente essi lo catturano con la loro strana forza; una forza che sembra attingere la propria densità non tanto dall'estro o dall'ispirazione – intesa come momento topico, che tutto “risolve” – quanto da una dimensione di meditazione permanente che instaura un rapporto magico con le cose più semplici. Ma di chi sono, realmente, quegli strani testi? Chi si nasconde dietro alle parole e al personaggio di cui calza i panni Driver?

Al lettore di lingua italiana la risposta la può dare finalmente la casa Del Vecchio, la cui collana di poesia è certo una delle più belle dell'attuale panorama editoriale. Infatti, del misterioso e importante poeta statunitense è oggi disponibile una bella antologia, che ne rivela il lungo percorso. Si tratta di Ron Padgett (Tulsa, 1942), scrittore, traduttore ed editore il quale, nel corso degli anni, ha collaborato con figure come Ted Berrigan e Joe Brainard (l'autore del celebre Mi ricordo, per intenderci). Ma Non praticare il cannibalismo – così si intitola il volume, a cura di Paola Del Zoppo e Cristina Consiglio con traduzioni di Riccardo Frolloni – ci presenta un'opera che, come già accennato, in qualche modo potrebbe lasciare perplesso il cultore della poesia italofona.

Apparentemente scevra da accessi lirici e di “letterarietà”, la poesia di Padgett sembra infatti rispondere al motto del sopraccitato Williams «nessuna idea, se non nelle cose», mettendo in rilievo la concretezza del mondo, la ruvidezza degli oggetti e la ricchezza del niente. Un po' come una tela di Morandi o alla maniera dell'Antonio Porta degli anni della «sfida orizzontale della comunicazione», Padgett lascia che siano le cose a imporsi, ad attraversarlo per dare voce al suo canto. Un bell'esempio è certo il componimento Poesia d'amore, che, oltre ad aprire il film di Jarmusch, fa da incipit a Non praticare il cannibalismo:

Siamo pieni di fiammiferi a casa.
Li teniamo sempre a portata di mano.
Ora la nostra marca preferita è Ohio Blue Tip,
ma un tempo amavamo la marca Diamond.
Era prima di scoprire la marca Ohio Blue Tip.
Sono confezioni perfette, piccole
scatole robuste, blu scuro e chiaro con i contorni bianchi,
le parole che sembrano un megafono,
come per urlare al mondo
“Ecco il fiammifero più bello del mondo,
un pollice e mezzo di pino flessibile e in testa
granelli di un viola intenso, sobri, impetuosi e
ostinatamente pronti a esplodere in fiamme,
magari accendendo la sigaretta della donna che ami
per la prima volta, e mai più è stato lo stesso
dopo. Tutto questo ti daremo”.
È quello che tu hai dato a me, io
divento la sigaretta e tu il fiammifero, o io
il fiammifero e tu la sigaretta, sfolgorio
di baci stemperati sotto il cielo.

Figlio di venditori di whisky al tempo del proibizionismo, Padgett (che è comunque un autore colto e raffinato) proviene da una famiglia «tutt'altro che letteraria», le cui radici affondano nel mondo contadino. A casa sua c'erano solo due libri: la Bibbia e una «storia di cowboy». Prima di scoprire la poesia, da bambino non leggeva che fumetti sognando «di giocare in prima base con gli Yankees». Egli è quindi tipicamente americano: come Barack Obama, di fronte ai maestosi resti del Colosseo potrebbe semplicemente dire: «incredibile, è più grande di un campo di baseball»; è lui stesso a ricordacelo nella bellissima poesia Come essere perfetti, quando scrive «le uniche cose perfette sono 300 punti in una partita bowling e 27 lanci vincenti di fila in una (…) di baseball».

Si badi bene, però: non bisogna confondere tutto ciò con la banalità, altrimenti non staremmo parlando di poesia, di ciò che, come si diceva, indica il territorio altro, dove volo e vertigine si intrecciano. E proprio qui è il mistero: le migliori composizioni sono certo quelle più semplici, ma la semplicità interessante, in verità, è un fatto comunque complesso, perché è come se sottintendesse sempre un insieme di forze necessario alla propria manifestazione. In parole povere, ciò che sta alle spalle della schiettezza di Padgett – o di altri – è una molteplicità vitale, connaturata anche in una vita modesta, fatta di nulla come quella di Mr. Paterson.

La cena è una cosa dannatamente bella
come la colazione e il pranzo
quando sono buoni e con
la persona che ami.
È una specie di danza
seduti immobili
ma ciò che veramente danza
non si sa né
c'è bisogno che si sappia,
danza intorno a noi
e non si muove nulla
nel miracolo della cena
della colazione e del pranzo
e di tutti gli intervalli
che ci danno coraggio.

La poesia di Padgett, alla maniera del film di Jarmusch, è quindi un invito a uno sguardo inedito sulla realtà, che ne rilanci la forza intravedendone in ogni singola particola il mistero, il potenziale nascosto e la luce pulsante. Autore troppo poco conosciuto alle nostre latitudini, come Adam Driver e il suo autobus egli ci invita in viaggio sulla propria arca per le vie di un luogo qualunque che, gradualmente, rivela quanto al suo interno possa celarsi un mondo, la nascita di un universo e una dimensione nuova, tutta da conoscere.

Daniele Bernardi
Condividi

Correlati