fumetti

Bianca Bagnarelli e la sintesi delle emozioni

La fumettista italiana è ospite del festival Innovacomix 2026 che si apre oggi a Lugano. Il suo ultimo libro è una raccolta dei (pochi, purtroppo) racconti brevi che ha prodotto in un decennio di grandi successi da illustratrice

  • Oggi, 17:30
  • Un'ora fa
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Di: Michele R. Serra 

Nei primi anni Dieci Bianca Bagnarelli faceva già fumetti, con i gruppi bolognesi Inuit e Delebile. Gli autori di quei collettivi erano tutti giovani e talentuosi, Bianca anche – forse di più. E aveva già un seguito internazionale, tanto che il suo primo libro Fish l’aveva pubblicato con la casa editrice inglese Nobrow: ai tempi, uno dei fari del fumetto d’autore europeo.

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InnovaComix

RSI New Articles 23.02.2026, 09:13

Un decennio più tardi Bianca Bagnarelli è una delle fumettiste italiane di maggior successo nel mondo, però di fumetti ne fa pochissimi. Ha lavorato per testate arcinote – New York Times, New Yorker, The Atlantic, Wired, National Geographic, Süddeutsche Zeitung, McSweeney’s – ma quasi sempre come illustratrice. Non so perché. Forse perché a fare fumetti, a fare graphic novel, ci si mette tantissimo, e i guadagni non sono proprio sempre esorbitanti, per usare un eufemismo.

Per fortuna, Bianca non ha smesso del tutto di raccontare storie a fumetti: lo testimonia l’uscita, l’anno scorso, di una raccolta dei suoi racconti brevi dell’ultimo decennio.

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Si intitola Animali domestici – che con tutta probabilità sono gli umani. Vero, ci sono racconti che si chiamano Pesci, Conigli o Dog days, e dentro ci sono gatti e cagnolini, ma il centro dell’attenzione di Bianca Bagnarelli rimane sui protagonisti umani: di solito giovani, a volte ragazzini. Vengono analizzati, le loro emozioni complesse sezionate, e poi sintetizzate, raccontate in poche tavole. Il fumetto è da poco più di un secolo a questa parte il linguaggio della sintesi: del tempo, dello spazio, del segno. Bianca Bagnarelli lo sfrutta con consumata maestria.

Non c’è niente di sorprendentemente originale o innovativo, forse, nel modo in cui queste storie vengono raccontate. Ma c’è enorme precisione, e altrettanta efficacia: forse non è un caso, se Bianca Bagnarelli lavora molto con il mondo anglosassone, che vanta la più influente tradizione del mondo occidentale nel campo delle short stories (con e senza disegni, e infatti in queste pagine ci vedi Raymond Carver così come Adrian Tomine). È facile Immaginare che ogni storia di poche pagine racchiuda mesi di lavoro, perché è tutto così essenziale, così concentrato, che quasi dispiace metterci solo pochi minuti, a leggere un racconto.

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Probabilmente trent’anni fa, ai tempi in cui Bianca Bagnarelli era solo una bambina, un libro come il suo non era neanche pensabile. Perché i fumetti erano roba che faceva ridere, o che raccontava avventure fantastiche; il graphic novel era una raffinata eccezione. Oggi invece leggiamo fumetti di ogni tipo, anche questi che non appartengono ad alcun genere, e fanno venire in mente il cinema indipendente alla Gus Van Sant, tanto per aggiungere un altro riferimento non letterario. Quindi, c’è da rallegrarsi per prima cosa che questi fumetti esistano. E, non secondariamente, del fatto che gente come Bianca Bagnarelli continui anche a raccontare storie, tra un’illustrazione e l’altra.

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Il fumetto è protagonista

Prima Ora 26.02.2026, 18:00

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