Scusi, da che parte per Piazza Duomo? è il titolo di una raccolta di scritti su Milano di Dino Buzzati: il libro, pubblicato da Mondadori, riunisce una parte importante della sua vasta produzione giornalistica dedicata al capoluogo lombardo. Il titolo ricalca quello del poemetto che apre questa raccolta: più di 400 versi, dedicati da Buzzati alla sua città.
“Scusi, da che parte per piazza del Duomo?” di Dino Buzzati
Alice 24.01.2026, 14:40
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Roberto Galaverni, critico letterario, spiega che Buzzati può essere definito «un milanese doc, anche se in realtà era nato vicino a Belluno»: la sua famiglia veniva da lì, e anche se per tutta la vita rimase legato alla montagna e alle Dolomiti, Buzzati era «uno stracittadino».
La raccolta copre un arco di 40 anni, dal 1929 al 1971, con articoli pubblicati principalmente sul Corriere della Sera, quotidiano centrale nella vita degli italiani in quei decenni: «Si sente proprio lo scrittore che è un cittadino, stracittadino e stramilanese, e attraverso il giornale batte sul luogo, cioè sulle questioni anche quotidiane».
Buzzati racconta le mostre, i musei, i trasporti: il primo pezzo è dedicato ai tram, mentre altri riguardano la costruzione della metropolitana. «Buzzati, da buon milanese, si lamenterà che la città è arrivata dopo Roma a fare la metropolitana. Guai, per la fattività milanese!».
Riguardo alla Milano industriale, la visione di Buzzati è «complessivamente positiva». Lo scrittore «avverte lo spirito, la vitalità, l’intraprendenza industriale, costruttiva» della città. Pur lamentando alcune «brutture» del progresso, «nel complesso c’è un credito accordato alla costruzione, all’evoluzione, alla così messa in opera di miglioramenti strutturali della città e della vita del cittadino».
Nei suoi articoli, Buzzati celebra «la vitalità della città nelle sue contraddizioni, è anche nello smog, nel traffico, nelle costruzioni, a volte brutte. C’è proprio una Milano vissuta nei particolari, vissuta da un uomo che va a lavorare e che sta in famiglia, che gira per la città, che la conosce dal centro alla periferia. C’è quello che capita nei grandi scrittori: quanto più lo scrittore si inoltra nel particolare – Milano che non è Roma, che non è Genova, che non è Torino – però poi sfonda, attraverso la particolarità, nell’universale, nel vivere di qualsiasi persona in qualsiasi luogo. È una specie di paradosso che la letteratura migliore porta con sé. Alla fine i problemi di quei cittadini sono i problemi che abbiamo anche noi: Dove sto andando? Cosa sto facendo? Sta andando meglio, sta andando peggio? Le persone che si incontrano, che parlano ai crocicchi, hanno in fondo gli stessi problemi a Milano, a Roma o a New York».
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