Mi sto avvicinando ai quarant’anni. Sono abbastanza vicino da poter fare il conto alla rovescia con le dita di una mano — non mi servono nemmeno tutte, a dire il vero — e ho una relazione sentimentale esclusiva da quasi un terzo della mia vita. Insomma, dato il quadretto è abbastanza scontato ci sia un tema che di anno in anno diventa sempre più presente nelle mie interazioni sociali: i figli.
Ne avete? Ne volete? Cosa aspettate? Domande all’apparenza semplici, che possono nascondere questioni complicate e intime. Chi le pone non è spinto da intenzioni negative, e da uomo mi risulta semplice scrollarmele dalle spalle come una spruzzata di neve dalla giacca. Per una donna credo sia più complesso, la questione si lega a una dimensione temporale e sociale: la neve ai bordi delle strade diventa una specie di acquitrino, rischi di metterci i piedi dentro bagnandoti i calzini. Una scrollata non basta per togliere la sensazione fredda e umida.
La decisione di avere dei figli tocca delle corde indipendenti dalla pura volontà individuale: sono sociali, culturali e politiche. Il dibattito è vivo anche in Svizzera, con i dati che segnalano il triplicarsi negli ultimi anni delle donne che decidono di congelare i propri ovuli per aumentare le possibilità di avere un figlio dopo i 40 anni. Insomma, i profondi cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni, insieme alle maggiori conoscenze scientifiche e tecnologiche, svolgono un ruolo fondamentale nel rapporto che abbiamo con la genitorialità; e ci pongono di fronte a nuovi scenari e domande inedite.

Il congelamento degli ovuli continua a crescere
Telegiornale 08.02.2026, 20:00
L’attenzione letteraria più forte sulla situazione arriva dal Giappone. Non è un caso: il Paese è confrontato da tempo a una forte crisi della natalità, che si unisce a una disparità di genere non indifferente — il Gender Gap Report posiziona la terra del Sole nascente al 118° posto su 148 paesi.
Non stupisce quindi che proprio in Giappone si sia sviluppata una generazione di autrici che danno una posizione di rilievo a tematiche legate a sessualità e natalità nelle loro opere. Uno degli esempi più noti anche fuori dai confini nazionali è quello di Murata Sayaka, che si pone in maniera interessante e spesso poco ortodossa rispetto al tema.
Giappone: oltre il fascino turistico, una società in lotta con la parità di genere
Kappa e Spalla 01.12.2025, 17:35
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In Giappone è conosciuta come Crazy Sayaka, per la sua tendenza a mettere in dubbio punti cardine della società attraverso il sovvertimento delle sue norme non scritte, senza tirarsi indietro nemmeno davanti a temi spesso tabù. Cannibalismo, omicidi, riproduzione surrogata: la penna di Sayaka non teme di esplorare terreni insidiosi, armata di una ferrea volontà di comprendere prima che di giudicare. Dalla Chiba immaginaria di Vanishing World, in cui la famiglia smette di esistere e la genitorialità è una responsabilità collettiva; al racconto Parti e omicidi, che reimmagina la spinta riproduttiva come volontà di togliere una vita piuttosto che di crearla; il tentativo è quello di mettere in dubbio ciò che spesso viene percepito come naturale e inevitabile. L’autrice riesce a costruire mondi all’apparenza assurdi, che nel corso delle pagine acquisiscono sempre più coerenza e portano a chiedersi: visto dall’esterno, il mio mondo è davvero meno assurdo di questo?
https://rsi.cue.rsi.ch/cultura/letteratura/Cavallette-caramellate-in-salsa-di-soia--2191739.html
Quella di Murata Sayaka è un’opera di decostruzione più che di costruzione. Attraverso la lente dell’if novel porta il lettore a mettere in dubbio la validità dei suoi assunti. Non si ha l’impressione che dietro ci sia una volontà prescrittiva, piuttosto un forte interesse antropologico e culturale — un tentativo continuo di capire cosa ci rende davvero umani e se siamo davvero qualcosa fuori dal nostro contesto di riferimento. È una letteratura che non dà risposte, genera domande.
I personaggi di Sayaka vivono una costante tensione interna che raramente trova una catarsi. Possono solo scegliere se sposare o rifiutare le convenzioni, e accettarne le conseguenze. E tramite le loro storie anche il lettore può provare a fare lo stesso: a decostruire la propria auto narrazione, porsi delle domande e trovare le proprie risposte. Con la consapevolezza che non saranno solo personali, ma sociali, culturali e politiche.



