Letteratura

La vittima imperfetta di Veronica Raimo

“Non scrivere di me” è il nuovo romanzo dell’autrice di “Niente di vero”. Racconta una donna e la sua ossessione amorosa, che non si ferma neppure dopo una violenza subita

  • Oggi, 17:00
Veronica Raimo

Veronica Raimo

  • IMAGO / opale.photo
Di: Alice/MrS 

Ritrovare slancio e creatività dopo il successo di Niente di Vero è stato molto difficile, ammette Veronica Raimo, che dice di essere riuscita a rimettersi a scrivere solo quando si è resa conto di essere arrivata a un punto «molto distante» dal libro precedente.

La protagonista di Non scrivere di me (Einaudi) è una donna di 35 anni che si racconta in prima persona. La conosciamo in un momento di blocco esistenziale – un blocco che, come scopriremo, deriva da una violenza subita. Veronica Raimo la descrive come una donna che «ha coscientemente deciso non soltanto di auto-sabotarsi, ma in qualche modo di dedicarsi con tutta sé stessa al proprio fallimento». Lavora in un ristorante a Roma, un posto che odia e che le genera «una rabbia costante, quotidiana che poi in qualche modo trasforma in sarcasmo». L’ironia, presente anche in Niente di Vero, qui è diventata molto più cattiva. La protagonista «sembra non avere un futuro, o che abbia deciso deliberatamente di non voler credere nel futuro».

18:40
"Non scrivere di me" di Veronica Raimo, Einaudi editore (dettaglio di copertine)

“Non scrivere di me”

Alice 07.02.2026, 14:40

  • einuadi.it
  • Moira Bubola

Il blocco della protagonista affonda le radici in un abuso subito dieci anni prima, quando, ancora all’università, si innamora perdutamente. L’autrice rifiuta la semplificazione di definire la relazione come «tossica», preferendo raccontare «un’ossessione». La protagonista, che sognava di diventare scrittrice e aveva una vita sociale appagante, quando si innamora decide di perdersi: la sua ossessione e il suo amore «si mangiano tutto». Quando subisce un abuso da quest’uomo, all’interno di questo innamoramento, diventa una «vittima imperfetta». Raimo spiega: «noi dalle vittime ci aspettiamo sempre un determinato tipo di rigore nel reagire: determinazione, rabbia, odio, seguire anche determinati passi per la guarigione mentre la mia protagonista non fa nulla di tutto questo: continua ad aspettare da lui la ragione di quello che è accaduto, come se solo lui potesse darle «il senso della vita». Questo rende difficile empatizzare con la donna, perché «non siamo disposti a empatizzare con una vittima che non ricopre il ruolo di vittima nella maniera in cui noi ci aspettiamo».

L’ossessione della protagonista è quasi interamente mentale. «Lei si nutre di questa ossessione, non vuole uscire fuori». Arriva a percepire un amore che dall’altra parte non gli viene mai restituito. Si aggrappa a «piccoli sintomi, a quei piccoli momenti di apertura, di tenerezza, per nutrire questa costruzione completamente artificiale». L’ossessione amorosa totalmente mentale, astratta, è secondo l’autrice qualcosa con cui molte donne hanno fatto i conti, almeno una volta nella vita.

"Non scrivere di me" di Veronica Raimo, Einaudi editore (dettaglio di copertine)

"Non scrivere di me" di Veronica Raimo, Einaudi editore (dettaglio di copertine)

  • einuadi.it

Il titolo stesso del romanzo, Non scrivere di me, suggerisce il tema del linguaggio e della difficoltà di trovare le parole per raccontare la violenza: la protagonista tace per anni, confidando la violenza subita solo con molte censure, per poi affidare il racconto finale a una scrittrice donna.

Veronica Raimo cerca di raccontare i tempi diversi di elaborazione, che precedono il momento in cui ci si sente pronti a raccontare qualcosa. Critica l’aspettativa di un qualche genere di protocollo da seguire, soprattutto in epoca post-MeToo, dove si tende a un «femminismo assertivo» che si aspetta che le donne siano «estremamente sicure di sé stesse, in grado di fare quello che vogliono e, rispetto a un abuso, subito pronte a denunciarlo, a capire esattamente quello che è successo».

La scelta di affidare il racconto finale a una scrittrice donna, anziché a un’amica o una parente, è significativa. Il confronto con una sconosciuta, come spesso accade, «apre a delle verità che magari non si riuscirebbero ad avere con persone con cui invece abbiamo più confidenza, e che però in qualche modo abbiamo tradito, non dandogli la nostra fiducia fino a quel momento».

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