Yamada Murasaki diceva che amava raccontare la vita quotidiana perché, semplicemente, era «tutto ciò che aveva intorno»: come spesso capita, la spiegazione più semplice è anche quella più corretta. Però raccontare storie di vita reale - o se non altro realiste - e farlo a fumetti, era un’idea rivoluzionaria, ai tempi in cui Yamada Murasaki ha cominciato a disegnare. E l’affermazione è particolarmente vera nel suo caso. Andiamo con ordine.

Amore di seconda mano (edito da Minimum Fax) raccoglie tra le sue pagine storie della metà degli anni Ottanta, quando Yamada Murasaki disegnava su una delle riviste più importanti della storia del manga, Garo. Non è un modo di dire: Garo è stata il faro in terra nipponica del fumetto indipendente, quello che per primo ha parlato a un pubblico che non era solo quello dei ragazzini. È stata la culla del manga Gekiga di Tatsumi, Tsuge e Shirato. Yamada Murasaki è una delle poche autrici ad essere arrivata sulle pagine di quella rivista fondamentale.
Amore di seconda mano, dunque: il titolo dice molto, e - facile intuirlo - qui il riferimento è all’amore adultero. Le protagoniste di questi racconti (piuttosto lunghi, a dir la verità: saranno novellas, all’americana, o forse addirittura romanzi brevi?) sono donne che vivono relazioni con uomini sposati. La storia più vecchia e semplice del mondo, forse. Come sempre la differenza (se perdonate la banalità) la fa il modo: qui è raccontata con realismo crudo, e allo stesso tempo grande poesia. Essere amante è un lavoro difficile, nondimeno l’amore può resistere. Trionfare, invece... beh, quello è più difficile.

Yamada Murasaki, Amore di seconda mano (copertina)
Un’altra cosa che diceva Yamada Murasaki: che lei non sarebbe riuscita a essere “femminile” nemmeno se ci avesse provato con tutta sé stessa. Che aveva fatto finta di aderire all’idea di donna che tutti si attendevano da lei, che l’aveva fatto per dieci anni della sua vita, quando era stata sposata con un uomo che in realtà non amava - e dal quale poi si era separata, con grande sollievo. Quella parte della sua vita ha ispirato almeno due decenni di manga successivi al divorzio: prima ha disegnato Tenui bagliori, dove l’adulterio era visto dal punto di vista della moglie, e poi questo Amore di seconda mano, dove la prospettiva cambia, e lo sguardo diventa quello delle amanti.

Non so dire se questo sia un libro femminile, per riprendere il dilemma della stessa Murasaki. Ma senza dubbio si può dire femminista nel senso più profondo, perché racconta il punto di vista di una donna senza censure, senza addolcire niente. Siamo lontani anni luce dal manga classico per ragazze, lo shojo, dove ogni personaggio ha occhi enormi, rotondi, luccicanti. A volte, a dirla tutta, le donne di Yamada Murasaki neanche li hanno, gli occhi: lei in alcune vignette non li disegna, presa da un minimalismo grafico tanto estremo quanto efficace, tanto elegante quanto poetico. Adesso il genere slice of life, o tranche de vie se preferite il francese, lo frequentiamo quotidianemente, anche nel fumetto. Yamada Murasaki l’ha fatto prima degli altri, e meglio degli altri.
Dalla traduzione all’editoria
Nero su bianco 15.03.2026, 18:30






