Luz (Renald Luzier, per la famiglia) è uno dei nomi più noti del fumetto e della satira francese, per più di un decennio anima della redazione di Charlie Hebdo. È stato lui a disegnare alcune delle vignette con protagonista Maometto al centro della vicenda terminata con la strage del 2015, quando i fratelli Kouachi hanno ucciso dodici persone nella redazione del giornale, tra cui molti vignettisti (e tra loro uno dei grandi vecchi del fumetto francese, Georges Wolinski).
Luz, al contrario dei suoi amici e colleghi, ha potuto disegnare anche sul numero di Charlie Hebdo uscito dopo la strage (e capace di vendere 8 milioni di copie in Francia): sua la copertina celeberrima con sopra lo stesso profeta Maometto che reggeva un cartello «Je suis Charlie». L’ha potuta disegnare, quella copertina, solo per una casualità: si è salvato, la mattina del 7 gennaio 2015, perché era il suo compleanno, si era fermato a comprare dei dolcetti per i suoi amici disegnatori, ed era in ritardo per la riunione. Luz ha raccontato quella storia in un libro: il titolo, in italiano, è Catarsi (Bao Publishing).
“Due Ragazze Nude” di Luz
Konsigli 06.03.2026, 18:00
Contenuto audio
Nell’ultimo decennio, però, tutti hanno capito che Luz non era solo il protagonista di una storia terribile, ma anche uno dei migliori fumettisti francesi di questo secolo (e la Francia, sul fumetto, ha una certa tradizione). Questo Due ragazze nude è il suo capolavoro dell’ultimo decennio, Fauve d’Or ad Angoulême, il premio più prestigioso di quello che a sua volta era il festival di fumetto più prestigioso d’Europa – prima che un gigantesco scandalo investisse l’organizzazione e provocasse l’annullamento dell’edizione di quest’anno. E se c’è molto da dire sulla gestione del festival, poco si può discutere riguardo a un premio come quello assegnato a Luz.
Due ragazze nude racconta un pezzo di storia dell’arte, di storia europea, e in qualche modo anche di contemporaneità. Nell’ordine.

Due ragazze nude di Luz (copertina), 2026
Un pezzo di storia dell’arte, perché il fumetto segue la vicenda di un dipinto: opera del pittore espressionista tedesco Otto Mueller, e intitolato proprio Zwei Weibliche Halbakte (“due femmine seminude” sarebbe la traduzione corretta, anche se in effetti di vestiti non se ne vedono, nel dipinto).
Un pezzo di storia europea, perché quel quadro fu dipinto per un grande collezionista ebreo, Ismar Littman, che a metà anni Trenta si tolse la vita a causa delle persecuzioni dei nazisti. La moglie di Littman tentò di vendere il dipinto per pagarsi una fuga dalla Germania, per sé e per i figli, ma il quadro fu sequestrato dalla Gestapo, e poi finì in quella famigerata Mostra d’ Arte Degenerata che i nazisti misero insieme a Monaco nel 1937, composta di opere che andavano contro l’ideale del bello nazifascista, contro la morale. Ed è una magra consolazione pensare che, in quelle sale, i nazisti misero insieme quella che si rivelò la più incredibile mostra d’arte moderna che si fosse mai vista in Europa.

Due ragazze nude di Luz, 2026
Un pezzo di contemporaneità, non solo perché le ideologie nazionaliste tendono a tornare pericolosamente, in Europa, in Germania, in Francia. Non solo perché tentativi di censurare l’arte, o di imporle una qualche morale, sono incredibilmente messi in atto ancora oggi, da più parti dello spettro politico. C’è, soprattutto, un fatto estetico: tutto il libro è raccontato dal punto di vista del quadro, gli occhi di chi legge sono quelli delle ragazze dipinte sulla tela.
Il punto di vista in prima persona è estremamente contemporaneo, uno dei luoghi comuni più frequentati dell’ultimo quarto di secolo: le microtelecamere, gli smartphone, i videogame con grafica poligonale iperrealistica, hanno contribuito a metterci davanti agli occhi sempre più immagini in prima persona. Le immagini dei videogiochi sparatutto si sovrappongono a quelle reali dei terroristi che mandano in diretta le loro stragi, delle bodycam dei poliziotti americani, dei soldati impegnati in operazioni militari, degli streamer che su YouTube, Twitch e le altre piattaforme usano il telefono – o gli occhiali smart – per mostrare agli utenti le loro giornate, in presa diretta. Il cinema ha usato questa modalità di racconto più raramente – I ragazzi della Nickel di RaMell Ross è l’esempio più recente, tra quelli che vale la pena vedere – ma a farne un uso massiccio è il genere cinematografico più visto (per quanto spesso nascostamente) al mondo: il porno. La prima persona, insomma, rappresenta i nostri tempi, e usarla per un romanzo a fumetti rimane una scelta radicale e d’avanguardia.
Ci sarebbe molto altro da dire sul peso simbolico di questa storia e del modo in cui è narrata: l’oggetto del nostro sguardo che diventa soggetto; l’importanza delle cose (vengono in mente i romanzi di Michele Mari); la vulnerabilità invincibile dell’arte. Però, il fatto più importante rimane quello di aver raccontato il passato con un punto di vista (…) tipico del presente. Speriamo solo che Luz non abbia visto, con questa storia, anche un pezzo di futuro.
Luz dice addio a Charlie Hebdo
Telegiornale 20.05.2015, 04:43






