Le sue opere lo hanno reso uno degli autori contemporanei di maggiore successo a livello internazionale, le sue posizioni lo portano spesso a essere al centro dell’attenzione mediatica. Non giriamoci intorno: Michel Houellebecq è un autore di culto. E come ogni culto, quello di Houellebecq divide, fa discutere, polarizza. A un estremo chi lo vede come un veggente, l’intellettuale che meglio di tutti ha saputo cogliere e rappresentare la decadenza dell’Occidente; all’altro chi crede sia un provocatore reazionario, il cui talento è più pubblicitario che letterario. Entrambe le definizioni sono semplicistiche.
Che Houellebecq non abbia posizioni progressiste è evidente aprendo una qualunque delle sue opere, ma attribuire il suo successo solo a fattori contingenti, a un ritorno di forti posizioni conservatrici in Europa, è forse ingeneroso; d’altra parte farlo assurgere a modello di pensiero di un’epoca è probabilmente un’esagerazione. La sensazione è che queste posizioni siano frutto di antitetiche ideologie pregresse, che parlino più di chi le appoggia che dell’autore. Rimane quindi in sospeso la domanda: cosa rende Houellebecq un autore di culto?
Estratti dell'intervista Houellebecq
Librintasca 15.02.2019, 09:30
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Per analizzare la sua opera bisogna allontanarsi dal rumore. Fare qualche passo indietro, cercare di escludere dall’attenzione tutte le voci in lotta tra loro e provare a sentire cosa rimane in sottofondo. Un ritmo. Un canto. Un’ossessione melodica che risuona nelle sue opere. Cosa accomuna tutti i protagonisti? Qual è la ragione che muove i loro passi? Che ne determina i comportamenti? La solitudine. Tutti i suoi personaggi sono tragicamente soli.
Houellebecq sembra ossessionato dalla solitudine esistenziale, dall’impossibilità dell’uomo moderno di ritrovare un senso al vissuto. Per dare un senso serve una narrazione. Per una narrazione sono necessarie interazioni significative, una forma di esperienza comunitaria. In questo senso l’autore muove una doppia ricerca: da una parte per trovare le ragioni che hanno portato a questo vuoto, alla perdita di senso che sola riempie la vita dei suoi personaggi; dall’altra per capire se ci possa essere un moto di speranza, una via d’uscita da una vita in solitudine. La sensazione è di essere davanti a un progetto di ricerca che impegna tanto i personaggi quanto il loro autore.
Dalla deriva individualista del neoliberismo in Estensione del dominio della lotta all’inefficienza della politica di Annientare, passando per i fondamentalismi religiosi di Sottomissione e la critica alla scienza in Le particelle elementari: Houellebecq scagliona tutti gli elementi tradizionalmente o ipoteticamente portatori di senso, ne definisce i limiti, ne svela l’illusione e il fallimento. Quello che resta è solo l’assurdità del mondo, l’impossibilità di comunione, la solitudine. Il male contemporaneo in Houellebecq è così radicato ed esteso da rendere ogni tentativo di intervento vano. L’unica soluzione è la resa, sottomettersi o annientarsi come estremo gesto con il quale consegnarsi all’Altro; con la consapevolezza però che anche questa è un’illusione, non c’è possibilità di reprimere la volontà umana di imporsi sui suoi simili, se non (forse) in punto di morte.
Annientare
Diderot 07.01.2022, 18:00
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L’opera di Houellebecq deve sicuramente molto di questa visione agli esistenzialisti francesi. A differenza di Camus sembra però incapace di immaginare Sisifo felice; anche accettando il proprio destino Sisifo resterà solo. Di Sartre pare condividere la speranza di una qualità salvifica della scrittura, come essenza che segue l’esperienza. Ma anche in questo caso l’aspettativa sembra tradita; il fallimento dei personaggi è uno specchio di quello dell’autore, che attraverso la letteratura deve arrendersi all’impossibilità di trovare soluzioni. L’unica comunità prospettabile è una comunità di solitudini, che però ha il limite di non salvare l’individuo dalle pene del suo male. Il passato è compromesso, il futuro è una condanna: non ci sono valori, non c’è né salvezza né morale, l’esperienza rimane svuotata di significato e l’essenza è solo un insieme di bugie che decidiamo di raccontarci sperando di riuscire a crederci.
Forse il successo di Houellebecq è dovuto a questo, all’aver intercettato la crisi delle narrazioni contemporanee e la conseguente sensazione di mancanza di senso; e poi aver avuto il coraggio di mantenere lo sguardo fisso su quel vuoto, di sezionarlo usando la penna come bisturi: asettica, cinica, imperturbabile. Con la consapevolezza che guardando quell’abisso il rischio maggiore non era che anche l’abisso guardasse dentro te, ma scoprire che l’abisso è dentro te.







