Letteratura

Quando nessun editore voleva pubblicare Kafka

La storia editoriale dei manoscritti di “America”, “Il castello” e “Il processo”: salvati da Max Brod contro le ultime volontà dell’amico Franz, che voleva fossero bruciati, e mandati in stampa negli anni successivi alla morte del grande scrittore boemo

  • Oggi, 14:00
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  • IMAGO / KHARBINE-TAPABOR
Di: Andrea Kerbaker / Alphaville / MrS 
Carissimo Max, la mia ultima preghiera: tutto quello che si trova nel mio lascito […], diari, manoscritti, lettere, di altri e mie, disegni ecc., va bruciato interamente e senza leggerlo.

Franz Kafka, Lettera a Max Brod

Quando Kafka scrive queste righe è un uomo che non ha ancora 40 anni ma è molto malato: la tubercolosi lo porterà a morire di lì a poco. Lui lo sente, e si preoccupa del destino dei suoi scritti. Scrive a Max Brod, suo amico da una ventina d’anni: è uno scrittore anche lui, è più famoso di lui – oggi appare curioso, visto che nessuno sa più chi fosse – ed è suo grande amico, come appare chiaro dal fatto che i due hanno scambi di lettere continui, fanno viaggi insieme. Brod è un amico che lo capisce, che conosce i suoi legami sentimentali, che ha letto quasi tutti i suoi scritti. 
La richiesta di Kafka è inequivocabile: voglio che bruci tutto quello che ho lasciato. La richiesta sarà reiterata in un’altra lettera, spedita tra il 1922 e il 1923, in cui Kafka fa l’elenco delle poche cose che ritiene che possano essere lasciate ai posteri: sono cose già pubblicate, tra cui un libro che all’epoca è sconosciuto, ma che oggi riconosciamo tutti, fin dall’incipit. La metamorfosi.

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Lo scrittore Franz Kafka

Kafka: “La metamorfosi” (4./10)

Alphaville: le serie 12.03.2026, 12:35

  • Keystone
  • Andrea Kerbaker ed Enrico Bianda

È uno dei pochi libri che lui salverebbe, quel racconto. È stato pubblicato nel 1916, in mille copie, e ha avuto un destino di assoluta irrilevanza nel mondo della letteratura tedesca. 
Kafka ha poi nei cassetti una serie di libri, su cui ha lavorato per qualche mese, magari per qualche anno, ma poi si è fermato e non li ha mai conclusi. Ecco perché vuole che venga bruciato tutto. 

Non è l’unico, nella storia della letteratura, ad aver fatto questa richiesta. Max Brod, alla seconda di queste lettere, risponde che non lo farà: non brucerà quei manoscritti, verrà meno alla volontà dell’amico. E così fa: prende i manoscritti, ne trova tre che gli sembrano particolarmente importanti. Sono dei romanzi già molto ben impostati, pur se incompiuti: decide di darli alle stampe. Lo fa con piccoli editori nei tre anni successivi alla morte di Kafka, che avviene nel 1924.

Il processo esce già nell’aprile 1925, e appare subito chiaro che si tratta di un racconto di straordinaria intensità: un personaggio si trova accusato di qualcosa, viene messo sotto processo, ma non si capisce mai bene quale sia l’accusa. Tutto il romanzo è un gigantesco incubo. Viene stampato da un piccolo editore di Berlino, Die Schmiede: anche qua, poche copie, naturalmente. 
Kafka non è molto conosciuto, ma comincia a diffondersi la voce di come questo autore sia riuscito a raccontare l’incubo della contemporaneità. Siamo, del resto, negli anni in cui, soprattutto in ambito tedesco, si frequenta molto la psicoanalisi, mentre incubi ben più seri – di tipo storico – cominciano a materializzarsi.

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"Il processo" di Franz Kafka, Einaudi (copertina)

“Il processo” di Franz Kafka (1./5)

Alphaville: i dossier 16.03.2026, 11:30

  • einaudi.it
  • Yari Bernasconi e Barbara Camplani

Nel 1926, un altro piccolo editore, questa volta di Monaco, Joella Goodman, pubblica Il Castello. Il racconto è ispirato a Praga, la città dove Kafka ha vissuto tutta la sua vita, anche quella lavorativa: era un impiegato delle assicurazioni, lavorava in centro, ed era molto infelice. 

L’anno successivo arriva la pubblicazione dell’ultimo romanzo, il più antico dei tre dal punto di vista della stesura: si intitola America, è l’estensione di un racconto già pubblicato che si chiamava Il fuochista. È una storia un po’ diversa dalle altre, e meno compiuta. Kafka ci aveva lavorato tra il 1911 e il 1914, poi aveva lasciato perdere. Per questo, l’amico Max Brod decide di pubblicarlo per ultimo. Sceglie di nuovo un editore di Monaco, Kurt Wolff

In pratica, nessun editore è disposto a scommettere su Kafka: ogni libro ne trova uno diverso. Negli anni successivi, piano piano, si diffonderà la conoscenza di questo autore: nel 1933 arriva la prima traduzione del Processo, ed è quella in italiano, presso Frassinelli, una casa editrice sperimentale che all’epoca aveva tradotto anche Moby Dick affidandolo a Cesare Pavese. Gli altri romanzi “salvati” da Brod vengono tradotti molto più tardi: America, in particolare, vede la luce in Italia soltanto nel 1945, quando Kafka è già una luce in un mondo che l’incubo l’ha visto materializzarsi – non solo in letteratura, ma anche nella vita di tutti i giorni. 

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Kafka e Brod, l’epistolario enigmatico (4./5)

Alphaville: i dossier 11.12.2025, 11:30

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  • Natascha Fioretti

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