le interviste di cliché

Roberto Saviano, vent’anni sotto scorta

L’autore di Gomorra si racconta tra rabbia e storie d’amore. E proprio una storia di amore e morte è al centro del suo ultimo romanzo “L’amore mio non muore”

  • Un'ora fa
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Roberto Saviano 

RSI Cliché 03.03.2026, 09:00

  • Cliché
Di: Anna Mezzasalma 

Roberto Saviano è arrabbiato. Con se stesso, con la politica, con le ingiustizie che da anni racconta e combatte. «È un capitolo enorme la mia rabbia – confessa ai microfoni di Cliché lo scrittore napoletano in una lunga chiacchierata (visibile in versione integrale sul sito RSI). Ho avuto una rabbia giovanile che ho incanalato moltissimo nella scrittura, nell’indignazione politica. Ho cercato, con la scrittura e l’ambizione, di rendermi capace di trasformare quella rabbia in conoscenza. Ma oggi mi volto e vedo gran parte della mia vita buttata, rovinata e ricattata. Ho una rabbia data dai molti anni sprecati, la rabbia di non aver saputo costruire una vita personale dove merito di essere voluto bene, di avere un privato».

A vent’anni dall’uscita di Gomorra, il libro che letteralmente gli cambiò la vita, Saviano vive ancora sotto scorta e considera la sua vita rubata.
L’enorme impatto del suo lavoro sulla percezione pubblica delle mafie si è accompagnato a minacce e controversie legali. Il successo di quel primo libro, diventato un fenomeno letterario, cinematografico e televisivo mondiale, ha reso il racconto della camorra un fenomeno di massa. Ma il prezzo da pagare per il suo autore è stato alto e, soprattutto, inaspettato.
«È esattamente quello che accade ai soldati quando vanno al fronte – spiega il giornalista – per qualche strana ragione sono disposti a morire, ma si dimenticano che potrebbero tornare feriti. Ci sono solo le due grandi opzioni radicali, o muoio o vivo. E io ero convinto di questo. Mi fanno fuori? Così sia. È la mia scelta di scrittura, di coraggio, di sfida. Non mi fanno fuori? Avrò la mia vita. E invece oggi non sono né vivo né morto: sono ferito. I soldati, se dovessero pensare di tornare feriti, avrebbero molta più paura che rischiare di morire. E io non ci avevo pensato. Non ci avevo proprio pensato».

Quando gli viene assegnata una scorta per motivi di sicurezza, Roberto ha 26 anni e un libro pubblicato da pochi mesi che sta raggiungendo un successo inimmaginabile, grazie a un pubblico sempre più attento e interessato alle sue denunce. «Non ho saputo vedere che la mia vita, a un certo punto, andava maggiormente difesa» si rimprovera oggi. Ma nella scrittura continua a trovare risposte, e armi.

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  • Einaudi

«La letteratura può essere una forma di vendetta. Di vendetta bella: una giustizia realizzata nello spazio della rappresentazione», come lui stesso la definisce parlando del suo ultimo romanzo pubblicato da Einaudi, L’amore mio non muore. Una storia d’amore e morte, dove si racconta la terribile vicenda di Rossella Casini, innamorata della persona sbagliata e per questo giustiziata dalla ‘ndrangheta.
«Rossella ha cercato di fronteggiare un sentimento e il mondo criminale. Era impossibile inventare una storia così, di ostinazione, ingenuità, slancio, coraggio e anche miopia, perché questa ragazza di vent’anni ha provato a contrastare uno dei poteri ancora oggi più endemici, più feroci del nostro Paese. Il suo era un amore fuori norma, fuori misura, senza buonsenso: andava raccontato». Per rendere giustizia a lei, ma anche a se stesso.

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