Niente cambiamento, niente evoluzione.
La consapevolezza che la vita si fondi sulla trasformazione, mentre l’artista è in piena metamorfosi. Shifting Forms (Humus Records) sembra il frutto di un allineamento astrale; è il titolo del nuovo album di Elie Zoé, versione contemporanea della sua amata e passata Emilie Zoé.
La mutevolezza delle forme, delle cose, degli esseri umani e di tutti i viventi. La loro interconnessione è alla base dell’ultimo album di Elie Zoé. Shifting Forms contiene nove canzoni che rappresentano il viaggio iniziatico del cantautore vodese, una lenta trasformazione organica nata da un seme che era già presente ma aspettava il momento giusto per germogliare. «Sentivo di dover ritrovare un modo per cantare», racconta a Marco Kohler, ospite di Confederation Music. «È stato come dover ricostruire la connessione tra il cervello e le corde vocali. Una specie di muta, ma a 30 anni».
In questa dimensione tutto è in relazione, gli esseri dialogano, i confini sono permeabili. «Per me tutto questo disco è una riflessione sul nostro rapporto con gli altri esseri viventi che convivono su questo pianeta. È partito da domande personali fatte da un essere umano a un altro essere umano, ma poi si è aperto: che rapporto ho con gli alberi, con i mammiferi, con gli animali che vivono a casa mia?».
Il processo creativo che ha portato al disco «ha dovuto passare attraverso un luogo sicuro, e per questo ho costruito uno studio per scriverlo». E aggiunge che «avere un luogo rassicurante, costruito con le nostre mani e con materiali riciclati, ci ha dato la libertà e il tempo di scrivere, registrare e sperimentare con la voce, senza sentire pressione». Dentro Shifting Forms, Elie Zoé lascia sfumare nomi, contorni e forme per ri-immaginare il loro potere. Un disco come un rituale pop-rock, per abbandonare i vecchi costumi e le loro finzioni e addentrarsi nella foresta alla ricerca di nuovi nomi. E una nuova voce.




