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Joe Lovano, il sax che abita il suono

Ha suonato con i più grandi jazzisti e la sua ricerca sonora non si ferma mai. Con il suo strumento va oltre le note, verso una connessione spirituale

  • Oggi, 11:00
Joe Lovano
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Di: Musicalbox/RigA 

Esplorare il suono senza mai fermarsi: è ciò che caratterizza la ricerca musicale di Joe Lovano. Il sassofonista USA è figura tra le più influenti della scena jazz contemporanea. Nel suo rapporto con le note non manca mai la curiosità e il coinvolgimento personale è molto profondo.

Barbara Tartari lo ha incontrato per Rete Due a Bologna, poco prima di un concerto con il grande arrangiatore e direttore Vince Mendoza, che è anche caro amico di Lovano.

Mendoza ha scritto molta musica con protagonista Lovano, che si dice onorato di ciò. Suonare con un’orchestra significa porsi su un piano d’ascolto intenso: «Non devo solo suonare il sassofono, ma la musica in senso più ampio», spiega il sassofonista. Il suono muta forma a seconda delle situazioni e in ciascuna di esse lui cerca «di essere una voce precisa, e questo mi porta esattamente nel posto giusto».

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Joe Lovano. Ritratto di una leggenda del jazz (1./2)

Musicalbox 26.03.2026, 16:35

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  • Barbara Tartari

Musicista di altissimo livello già a 17 anni, è salito sul palco con i più grandi jazzisti degli ultimi cinquant’anni. Qualcosa di cui ha fatto tesoro, che trova mancare nelle giovani generazioni. Secondo Lovano, la persona con cui si suona è importante perché è quella che «abbraccia il tuo approccio, ti dà fiducia e ti fa sentire a tuo agio per andare più a fondo». Nel suo caso sono stati autentici mostri sacri. (Poi chiaro: i ragazzi di oggi, per ovvie ragioni anagrafiche, questo non hanno potuto viverlo).

Confrontarsi con giganti come Elvin Jones e McCoy Tyner è stato per lui un sogno. Esperienze che sono le sue fondamenta e lo portano «in un altro luogo dello spirito» quando suona. Da qui trae l’ispirazione per creare nuova musica: ciò che conta è seguire il suono.

L’approccio spirituale allo strumento è per il sassofonista fase successiva a quella che definisce «digitale» e descrive come inevitabile nel percorso di sviluppo. Il salto di qualità arriva quando si comincia a suonare con il sentimento e non solo con le note.

Ricorda come, all’inizio, per figure come Duke Ellington o Louis Armstrong non fosse importante solo cosa ma anche come si suonava. Un atteggiamento a cui si lega l’esplorazione della musica, concetto al cuore dell’espressione artistica di Lovano.

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Joe Lovano. Ritratto di una leggenda del jazz (2./2)

Musicalbox 27.03.2026, 16:35

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Ogni epoca, per lui, ha un’energia diversa. In quella attuale, trova che siamo tutti troppo nervosi. Se le persone si rilassassero un po’, potrebbero contribuire a rendere il mondo «un luogo d’amore e un’espressione della propria interiorità», è la sua opinione. Vale anche per chi suona, le cui note prodotte allo strumento non sono mai separate dal mondo interiore. 

Quale che sia la formazione o l’occasione, con il suo sax tenore Joe Lovano crea connessioni forti fra le dimensioni personale, spirituale e sonora. Lui la musica non la suona e basta: la abita.

Joe Lovano è nato a Cleveland nel 1952. Ha studiato al Berklee College of Music, che in seguito gli ha conferito un dottorato honoris causa.

È docente titolare a Berklee, membro fondatore del Global Jazz Institute e ospite regolare di programmi prestigiosi alla New York University, alla Juilliard e alla Manhattan School of Music.

Tra il 1991 e il 2016 ha inciso per la Blue Note Records un corpus straordinario di lavori, tra cui Classic! Live at Newport con Hank Jones, applaudito dalla critica. Dal 2019 collabora con la ECM Records, per cui ha pubblicato album innovativi come Trio Tapestry, ROMA con Enrico Rava, Arctic Riff con il Marcin Wasilewski Trio e Garden of Expression. Più di recente, ha firmato lavori acclamati come Other Worlds con i Sound Prints e Our Daily Bread, terzo capitolo del Trio Tapestry.

Con l’album 52nd Street Themes (2000) ha vinto un Grammy e ottenuto altre 14 nomination. Numerosi i riconoscimenti dalle testate di settore e dalla Jazz Journalists Association: sassofonista tenore dell’anno, musicista dell’anno, album dell’anno e la prestigiosa triple crown della rivista DownBeat.

La sua carriera si è intrecciata con quella di giganti del jazz: da Woody Herman a Herbie Hancock, da Tony Bennett a Paul Motian, da McCoy Tyner a John Scofield e Ornette Coleman.

Accanto all’attività performativa, Lovano ha ispirato nuove opere come A Man Descending, concerto per sax e orchestra di Mark Anthony Turnage, ed è protagonista del progetto orchestrale Symphonica, curato da Michael Abene.

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